Al Carmelo per amore della Verità, ho trovato la Verità nell'Amore di Gesù

La vocazione al Carmelo è stata per me una chiamata a vivere con gioia la consapevolezza di sapersi amati da Dio per poter ridonare tale amore ai fratelli.

La gioia? Promessa o realtà? Da un punto di vista esclusivamente umano non mi è mancato alcunché di gioioso…sono cresciuta in una famiglia dedita assiduamente al lavoro di fornai, da una coppia di genitori esempio di personale abnegazione di sé per crescere le tre figlie, di cui io ero la più piccola e privilegiata.

Nessuna occasione umana mi è mancata: l’amicizia esuberante e vivace di coetanei e coetanee durante gli anni dell’adolescenza, l’incontro di buoni insegnanti durante gli anni di studio dalle scuole elementari fino all’università, discreti risultati nella costruzione del mio percorso alla ricerca della Verità grazie allo studio del diritto alla facoltà di giurisprudenza.

In particolare il diritto penale di lì a qualche anno mi avrebbe interpellata nella dura concretezza delle aule giudiziarie a contatto con le categorie più disagiate della società, in veste di avvocato prima e di magistrato onorario poi.

La verità è sempre stata la mia più grande passione... mi animava fin da bambina una ricerca di significato di quanto accadeva in me e intorno a me, mossa dal desiderio di penetrare il significato delle relazioni su cui si strutturava la mia vita, oltre ad essere interpellata dagli interrogativi più profondi su quanto operasse il bene e il male nel mio cuore nelle circostanze in cui mi trovavo coinvolta.

Lo studio della Legge e ogni esperienza vissuta a contatto con essa mi rimandava ad una domanda più grande: perchè il cuore dell'uomo necessita di una legge per amare e vivere con gli altri? E qual è il compimento di tutte le leggi umane che servo da tanti anni, ma che non mi aprono l’orizzonte interiore che cerco da anni?

Fu l’anno giubilare 2000 che “partorì” la grande sorpresa per la mia vita spirituale: conoscere e sperimentare gli esercizi spirituali di S. Ignazio di Loyola con la saggia e stimolante guida dei padri gesuiti. Iniziava da quel momento una grande svolta nella mia vita umana e spirituale, si apriva un primo varco per cercare la Verità e la trovai in una Persona, il Cristo.

Gesù stesso mi guidò pazientemente per anni, mi attendeva dietro ad ogni esperienza umana in cui cercavo le mie soddisfazioni, le mie aspettative, i miei desideri e mi raccoglieva dopo ogni delusione ridonandomi il centuplo di quanto avevo cercato in me stessa o nelle creature fini a se stesse.

Nell’anno 2009 percepii chiaramente che era “giunta l’ora”, non potevo più far attendere uno Sposo che chiamava da anni, ma a cui volevo rispondere a modo mio e con i miei consueti compromessi intellettualmente troppo umani… ero disarmata… non c’erano più scuse da avanzare.

Mi resi immediatamente conto che il cammino di verifica della chiamata alla clausura prima e al Carmelo poi, avrebbe avuto bisogno di un notevole sostegno di preghiera e di persone fidate, anzi fidatissime, e di provata esperienza e sapienza spirituale.

La Santa Chiesa mi affiancò come una madre senza lasciarmi un attimo. La presenza discreta, ma decisiva del mio padre spirituale gesuita e l’incontro con le sorelle carmelitane del Monastero SS.ma Concezione di Sutri mi consentirono con semplicità e naturalezza di verificare l’autenticità delle mozioni ispiratemi dallo Spirito di Dio e così iniziò la grande avventura con la forza e il coraggio che solo Gesù poteva donarmi.

Fin dal mese di esperienza interna al monastero compresi che la mia vita era stata silenziosamente e nascostamente protetta dalla Santa Vergine Immacolata, a cui raramente avevo orientato i miei affetti e devozioni fino a quel momento, ma che mi richiamava alla memoria la testimonianza mariana più significativa della mia esistenza, quella di mia madre fedelissima alla recita del Santo Rosario chiamata alla casa del Padre pochi anni fa.

La presenza della Vergine Immacolata all’interno di questo Carmelo fu per me così tangibile che ella si fece immediatamente presente nel mostrarmi il significato per me più profondo della devozione al Santo Scapolare carmelitano, quello di essere rivestiti e protetti in modo peculiare dal manto di Maria, il manto della purità, la veste della purezza interiore.

Non servì altro per farmi comprendere che la purezza di mente, cuore e corpo mostratemi dalla Santa Vergine era “la porta” che cercavo da anni per intraprendere la Via della Verità che dà Vita.

L’autenticità della porta “stretta” che la Madonna mi mostrava mi veniva testimoniata ogni giorno dalla coerente testimonianza della comunità nella quale Lei stessa mi aveva portata e accolta in piena armonia con i fondamenti della spiritualità del Carmelo dell’Antica Osservanza, cioè vivere nell’ossequio di Gesù Cristo e servire fedelmente a Lui con cuore puro e retta coscienza.

Ogni giorno trascorso al Carmelo mi ha posta di fronte ad una scelta: me stessa o Dio e Dio nel mio prossimo?

Fin dall’inizio del cammino carmelitano ho compreso che la chiamata meravigliosa a cui Gesù mi chiamava non era una rinuncia, ma una scelta… una scelta Sua e non mia e io potevo in ogni momento rivendicare la mia pretesa libertà di decidere di me stessa, ma era quasi impossibile non cedere al Suo Amore. Cedere a questo grande Amore in Cristo mi ha posta di fronte alla prima tappa dell’appassionata ricerca della Verità: la Verità di me

stessa.

La vita comunitaria quotidiana a contatto assiduo con le sorelle mi mostrava che ciascuna sorella mi superava in tutto e così il mio orgoglio intellettuale e spirituale veniva demolito progressivamente per essere ricostruito con il solo apporto della grazia di Dio.

Il sostegno celeste della Madonna, la preghiera delle sorelle carmelitane defunte che hanno vissuto in questo monastero prima di noi e dei santi carmelitani, soprattutto di S. Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo, mi assicurò il superamento dei momenti più difficili per decidere con serietà quali motivazioni e intenzioni mi avevano condotta al Carmelo.

Non potevo più continuare a cercare me stessa in ogni esperienza nel mondo, tanto meno nella comunità che mi aveva accolta e, come un “corpo misteriosamente mistico di Maria”, “fatta crescere” .

Tuttavia, non era sufficiente riconoscere, anche solo come inizio, la Verità di me stessa, era necessario lasciare anche tutte le più nascoste autoaffermazioni del proprio essere a contatto con le cosiddette creature, era necessario abbandonare i mondi illusori che mi avevano convinta di essere al centro delle esistenze altrui.

Tanto avevo bramato di essere al centro del cuore delle persone a me care e Gesù mi spodestava mostrandomi che io invece ero al centro del Suo Cuore Sacro.

L'incontro con l'amore purissimo di Gesù mi ha donato la gioia ineffabile della fede, ma anche dolorosi momenti di conoscenza di me stessa.

Giunta alla consapevolezza di non essere depositaria di alcuna verità umana o spirituale, perchè solo Gesù è l'unica Verità, attendo a mani tese verso il Cielo la luce vera per riuscire ad illuminare anche le parti più oscure del mio cuore, perchè vi entri la sua grazia e il Suo Amore immacolato.

Ammettere di aver cercato sentieri apparenti di verità, di aver accettato anche compromessi a contatto con i “falsi profeti” del nostro tempo, venditori di facili emozioni e sentimenti travestiti di un'opaca luminosità spirituale, mi ha fatto rendere conto che in me non abitava la verità, l'autenticità a cui aspiravo, ma che lo Spirito del Signore si era posato su di me nonostante le mie miserie.

Fu Gesù, il mio Sposo, che aveva patito ed era morto per me, a riammettermi all’amore del Padre come creatura perdonata per i propri peccati.

Ho trovato la Verità nell’Amore… nell’Amore di Gesù per me, il quale mi ha donato un cuore “puro”, perché purificato e perdonato ogni giorno per le mancanze che talvolta rendono più tortuosa la salita al Monte Carmelo. Gesù non mi chiede grandi prestazioni, imprese appariscenti, esternazioni intellettuali o elucubrazioni spirituali, mi chiede solo di amarLo.

E come amarLo? Nelle situazioni quotidiane che la vita monastica e claustrale presenta a contatto con Dio, le sorelle e le tante persone che accogliamo e per cui preghiamo.

Dunque, ora la mia vita è un atto del cuore che crede in Dio, è un atto di fede nella potenza dell'amore di Gesù, poiché non sono stata chiamata alla vita religiosa per testimoniare il mio amore per Dio, ma per testimoniare l'unica Verità che conosco, cioè l'amore di Gesù per me.

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