Storia delle nostre Costituzioni e Regolamenti di Vita comune

Costituzioni e modo del 1743

Fino all’anno 1743 non abbiamo nessun documento significativo che possa illustrarci l’andamento della vita della comunità. A partire da quell’anno, certamente è iniziata una nuova fase con la revisione e la verifica di quanto in precedenza vissuto e una maggiore aderenza allo spirito carmelitano.

Dalle Costituzioni e dai Regolamenti scritti nel 1743, riusciamo a leggere quale era stato il tenore di vita della comunità fino ad allora e quali i propositi. Lo spirito della Riforma Mantovana era sempre un punto di riferimento sicuro per rinvigorire la vita spirituale nella quale si innestavano soluzioni nuove secondo l’esperienza di vita comunitaria.

In un documento che elogia i principi della Riforma troviamo la verifica di quanto detto nella considerazione fatta dalle monache sull’affievolirsi del fervore spirituale delle origini. I compromessi ricercati per sovvenire ai bisogni più materiali, come per esempio la, “vita particolare1, resero necessario negli anni un intervento che regolasse in modo proprio e chiaro la vita del nostro monastero.

Nel 1743, quindi, il vescovo di Sutri e Nepi, Francesco Vivani, stilò, su richiesta delle monache, le nuove costituzioni con lo scopo principale di migliorare la “non perfetta vita comune”. La troppa permissività secondo i costumi del tempo, aveva contagiato in qualche modo il cammino spirituale delle nostre sorelle.

Abbiamo preso in esame ciò che riguarda le tradizioni mariane di quell’epoca accostandole a ciò che ancora conserviamo.

Le Costituzioni sono divise in capitoli: riportiamo quelli che interessano la nostra ricerca.

Cap. XI –“Delle maestre delle novizie e zitelle che stanno in educazione

Nel capitolo Maria è presentata come nostra prima Madre; le monache infatti si consideravano figlie di Maria2, impegnate a seguire il suo esempio e a valorizzare nella preghiera gli aspetti più importanti della sua vita. La maestra faceva recitare il piccolo ufficio della Madonna anche alle educande, senza obbligarle all’ufficio divino3.

Cap. XIII –“Delle portinare e delle ruotare

Era consuetudine, all’Ave Maria della sera portare nella “cammera della Priora”, le chiavi del portone e della ruota.

Cap. XX- “Della Ss.ma. Communione

“L’accostarsi frequentemente alla santissima communione ci rende più forti per resistere ad ogni tentazione, seda le perturbazioni dell’anima insomma ci riempie di tutte le desiderabili benedizzioni. Che però dovranno le Religiose communicarsi tutte le feste di precetto, in quelle di Maria Vergine, nelle feste principali dell’Ordine ecc...”4

Cap. XXIX –“Dell’Hore Canoniche

Leggiamo sulla recita dell’Ufficio della Madonna che “venendo chiamati Frati e Suore di Maria Vergine, è ben dovere che da loro si faccia quella speciale devozione”.

Era desiderio del Beato Giovanni Soreth che le monache onorassero fedelmente Maria come già facevano i frati, cosa che fu facile alle monache le quali riconoscendosi figlie di Maria intitolarono a lei i loro monasteri: il nostro ne è un esempio5.

Cap. XXXIV – “Del riposo

“Staranno in un letto con tutta la Religiosa decenza, tenendo in dosso il piccolo scapolare anche in tempo di infermità...” Questa è ancora una nostra consuetudine.

Per completare e integrare ciò che era stabilito dalle costituzioni, esisteva un “Modo di ben ordinare li Divini Uffizij ed altri atti di regolare Osservanza”.

(Tradotto fedelmente dal cerimoniale carmelitano in uso dalle monache dell’O. N. appartenenti alla congregazione di Mantova)6.

Il testo è diviso in Rubriche; tra queste alcune trattano di una particolare devozione a Maria. L’argomento principale è il giusto comportamento in coro. La Priora intonava l’antifona della Beata Vergine alla fine della Compieta mentre le antifone mariane alla fine di tutte le altre ore spettavano all’Ebdomadaria. Le cantore intonavano l’antifona della Beata Vergine alla fine della Messa e l’antifona Virgo Maria alla fine di tutte le ore dell’Ufficio piccolo.

Virgo Maria non est tibi similis orta in mundo inter mulieres: florens ut rosa, fragrans sicut lilium; ora pro nobis sancta Dei Genitrix Dignare me laudare te, virgo sacrata. Da mihi virtutem contra hostes tuos.

Oremus

Beatæ, & gloriosæ, semperque Virgini Mariae, quaesumus Domine, intercessio gloriosa nos protegat; & ad vitam perducat aeternam. Per Christum Dominum nostrum7.

Alle cantore spettava anche intonare l’antifona della Beata Vergine dopo il rendimento di grazie a mensa.

Prima di entrare in coro per la recita dell’ufficio le monache nel vestirsi potevano recitare l’esercizio quotidiano registrato nell’Ufficio Piccolo della Beata Vergine. Noi oggi invece recitiamo l’Angelus8.

Nella XIII Rubrica è suggerito il modo di recitare l’ufficio in coro.

Si recitavano in ginocchio la Salve Regina eccettuati i vespri del sabato e tutta la domenica, le due Ave Maria prima del salmo invitatorio e l’Ave Maria che seguiva il salmo, il primo versetto dell’inno Ave Maris Stella nel giorno dell’Annunciazione e le tre parole Salve Sancta Parens che si dicono nell’introito della Messa della Beata Vergine (solo le cantore). “Dovuranno altresì genuflettere le Religiose ogni qualvolta si suona l’Ave Maria (eccettuate le domeniche e il tempo pascale) nel quale si dice la Regina Cœli, secondo la dichiarazione ultimamente fatta da N. S. Benedetto XIV”.

Le suore baciavano terra o con lo scapolare posto a terra, per errori di lettura o di canto. Si prostravano capo sullo scapolare o scapolare sulle mani leggendo il Martirologio della vigilia della Natività del Signore nelle parole “In Bethlhem Iude nascitur ex Maria virgine factus homo”, per meditare sulla divina misericordia.

La Salve Regina si recitava, alternata ad altre preghiere, alla fine del pranzo e della cena: se si proseguiva con la recita dell’ora nona si sostituiva la Salve Regina con l’Ave Regina cœlorum.

Le campane suonavanol’Ave Maria all’aurora, a mezzogiorno e al tramonto (consuetudine che ancora oggi si conserva): in questi momenti le monache si genuflettevano recitando l’Angelus per l’acquisto dell’indulgenza, secondo la concessione di Benedetto XIII. Attualmente, nella recita dell’Angelus, usiamo baciare lo scapo1are alle parole “Et verbum caro factum est”.

Regolamenti per la vita comune

Nel 1790 le nostre monache in seguito agli esercizi spirituali predicati da Padre Gregorio della Visitazione, sacerdote della Congregazione della Santissima Croce e passione di N.S.G.C., hanno ricevuto lo stimolo perperfezionare la vita comune e un rinnovato fervore nella preghiera.

L’introduzione della vita comune, è stata solennizzata da una particolare funzione nella quale le monache, indossando la cappa, insieme alle novizie e alle educande hanno accompagnato processionalmente il Vicario Generale canonico penitenziere Don Giuseppe Cialli verso la cappella interna dove si trovavano il Santissimo esposto e la statua di Maria Santissima posti sull’altare. Giorno felice nel quale “rendere a Dio le più distinte grazie per averle elette ab eterno, a preferenza di tante altre madri e sorelle loro predecessori, per fare che questo monastero divenisse un deliziosissimo giardino dove fiorissero tutte le religiose virtù ed essere le pietre fondamentali di quel nuovo edificio, che fra loro voleva innalzare la divina provvidenza”.

Per la divina bontà e misericordia si spera sarà per tirarsi avanti e sempre più perfezionarsi, se le religiose che lo compongono si faranno un dovere preciso, di attendere tutte con modo particolare, allo stesso studio della santa orazione mentale, al raccoglimento del cuore, e ad un esatto silenzio a tenore di quella Santa Regola che hanno professato, a maggior gloria di Dio e salvazione dell’anima loro. Laus Deo et B.M.V. de Monte Carmelo”.

Nei regolamenti9 si leggono piccole tradizioni mariane che ci riconducono ad uno spirito paragonabile a quello sviluppatosi a Reggio Emilia, dove la B. Giovanna Scopelli “applicava” la camicia della Madonna, serie di Ave Maria e altre preghiere che conservavano il pensiero rivolto alla Madre celeste, continuamente invocata. Si può verificare facilmente come le esperienze di incontro con Maria, nate in ambienti circoscritti, vengano gradualmente assunte da tutto l’Ordine.

Nel nostro monastero era abitudine rispondere Ave Maria quando una sorella bussava alla porta della cella, cosa che non siamo più solite fare. Conserviamo invece il saluto Ave Maria per rispondere al citofono e per accogliere in parlatorio; forse questa pratica si può ricondurre ai saluti mariani che già si usavano nel XIII secolo. Tali saluti potevano essere invocazioni scritte o vocali10.

Le ricorrenze mariane celebrate con una liturgia più curata nel canto corale erano la festa dell’Annunciazione, la solennità della Madonna del Carmine, la solennità dell’Assunzione, la festa della Natività di Maria e la festa della Madonna del Rosario.

La solennità della “Santissima Concezione”, titolare della Chiesa (e del monastero), era celebrata in coro con particolare gioia espressa con la cura nel canto delle parti che nel tempo ordinario venivano solamente recitate.

Una curiosità; per l’elezione della priora era in uso scrivere sulla scheda il nome seguito da un motto, come Ave Maria Dominus tecum e simili

1 Ogni monaca doveva provvedere a se stessa con il lavoro, poiché il monastero era povero. Singolarmente possedevano quindi denaro. Il monastero passava i pasti e le cose principali. La somma era il “Piccolo peculio”.

2 E.Boaga, Come pietre vive, p. 178

3 C.Catena, Le Carmelitane…p. 269. Tra le preghiere recitate dalle prime donne riunite nel nome di Maria, era l’Ufficio della Madonna, che diventò indispensabile saper leggere per essere accettate in monastero come coriste. Questo dato si legge nelle costituzioni di Firenze del 1564 e probabilmente anche in altri monasteri come il nostro, si adoperava questo criterio di selezione. L’Ufficio della Madonna era una preghiera condivisa anche con le persone secolari che prestavano servizio nel monastero per le faccende domestiche (es. Mantova).

4 Lo spirito della Congregazione mantovana è “eucaristico-mariano”; l’Eucaristia, nutrimento indispensabile per coltivare la vita interiore, accolta e onorata con la “sensibilità” mariana…

5 E.Boaga, Come Pietre vive, p. 178

6 Opera scritta per tutti i monasteri dal P. Alberto Bresciani, appartenente alla Congragazione.su insistente richiesta delle monache di Sutri.

7 Officium Beatae Mariae Virginia, 1702, p.55

8 Officium…

9 Regolamenti per la vita comune per il Ven. Monastero della Ss.ma Concezione della città di Sutri, 1790

10 Cfr. E.Boaga, La Signora del luogo,p 44

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