Relazione storica sulla Cappella Ss.ma Concezione


La notevole altezza con cui la chiesa si sviluppa, se confrontata con l’esigua superficie in pianta (12,5 ×6,55), ha fatto supporre che l’attuale chiesa possa essere la navata superstite (di sinistra) di una grande chiesa più antica a tre navate. Se così fosse, per alcuni, si spiegherebbe anche il toponimo di Santa Maria Seconda; difatti una chiesa di grandi dimensioni meglio si presterebbe ad essere “seconda” alla cattedrale di santa Maria Assunta. La chiesa dunque è un rettangolo irregolare, alta m. 11,50, composta da due piani e soffitte; in alto si trova il Matronèo o Coro delle Monache di Clausura (e delle educande, solo nel XVIII secolo) e in basso la Cantoria. Il Cardinale Giulio Spinola, Vescovo di Sutri e Nepi, nel gennaio 1673, donò il corpo del martire San Vito al Monastero della SS.ma Concezione di Sutri. L’urna contenete la reliquia fu collocata sotto l’altare maggiore in questa chiesa annessa al Monastero, anch’essa detta della SS.ma Concezione; una lapide posta alla sinistra dell’altare, descrive tale donazione.


La pala d’altare maggiore, olio su tela – sec. XVII, raffigura la Madonna, Maria Immacolata, tra nuvole e angeli che recano i simboli delle Litanie Lauretane. Ai piedi della Madonna si intravede un libro aperto, forse la Regola Carmelitana; in basso, due santi Carmelitani; sant’Eufrasia, donna eremita associata all’Ordine carmelitano e sant’Alberto di Trapani, tra i primi santi venerati nel nostro Ordine religioso. Tra queste due figure, vi è un monte, presumibilmente rappresentante il Carmelo.


Lateralmente all’altare, sopra le due porte, due quadri raffiguranti sant’Elia e sant’Eliseo profeti, dipinti ,olio su tela, nel XVI secolo. Sant’Elia, ispiratore del carisma carmelitano insieme alla Vergine Maria, indossa la tonaca carmelitana con la cappa bianca, impugna una spada infuocata, simbolo di zelo ardente a difesa del culto all’unico Dio Vivente; in mano ha la Regola carmelitana; sant’Eliseo, suo primo discepolo, è anch’esso vestito come un frate carmelitano.


Sopra i dipinti si trova lo stemma carmelitano nel quale si rappresentano gli elementi del nostro abito, tonaca marrone sulla quale si apre la cappa bianca e vi si leggono le lettere V e C, iniziali delle parole Vexillum Carmelitarum; questo stemma era adottato dalla Congregazione Mantovana alla quale il Monastero aveva aderito (in seguito lo stemma del nostro Ordine, ha visualizzato il monte marrone in campo chiaro, che indica il Carmelo; al centro del monte una stella rappresentante l’intera famiglia religiosa; nel campo chiaro due stelle che simboleggiano il Signore Gesù e la Vergine Maria, patrona del Carmelo).


L’altare a parete è il più antico; rifatto nel XVII secolo, come indica un frammento di carta ritrovato nel suo interno durante l’ultimo restauro; è fuori squadro. L’altare verso il popolo è completamente nuovo, dedicato il 7 ottobre 2007.


Il tabernacolo è del XVI secolo; l’unica parte originale è quella frontale, lavorata con preziosi marmi italiani. La porticina originale era in legno.


Sopra la pala centrale vi è uno storico crocifisso ligneo, di pregiate sembianze, del secolo del XVII;il Crocifisso ha parlato alla venerabile carmelitana Mariangela Virgili, (come testimonia lei stessa nei suoi scritti), vissuta tra il XVII e il XVIII secolo. Ella desiderava entrare in questo monastero; mentre si trovava in preghiera tra i banchi della chiesa, il Signore le rivolse la parola per indicarle una forma diversa di consacrazione secondo il carisma carmelitano, a contatto con le realtà più disagiate del tempo, nel suo paese di origine, Ronciglione. Forse in seguito a questo evento, il panno che avvolge Gesù, originariamente dipinto come panno ebraico, è stato dorato. Ai piedi del Crocifisso, le statue in gesso della Madonna addolorata e di San Giovanni evangelista, a ricordare la pagina del Vangelo che leggiamo nella solennità della Madonna del Carmine.


Tra il Crocifisso e la pala centrale, una conchiglia in stucco racchiude la scritta “Altare Privileg. Perpetuo”, ad indicare il privilegio concesso dalla Santa Sede all’altare che gode dell’indulto dell’indulgenza plenaria, da applicarsi al defunto per il quale si celebra la messa; è ragionevole supporre che il nostro ne goda dal XV secolo.


La grata che si trova sulla parete laterale destra separa l’attuale coro delle Monache dalla chiesa; su di essa le iniziali di Maria SS.ma e di Sant’Elia, fondatori ideali dell’Ordine Carmelitano. Al fianco della grata una lapide indica il ritrovamento di una sepoltura rimasta sitto i gradini dell’altare maggiore e riportata alla luce con l’ultimo restauro.


La statua della Madonna del Carmine fu commissionata nel 1936; è scolpita in un unico blocco di cedro del Libano.


Nella parete laterale destra in alto (nel basso c’era un altare), vi è un pregevole dipinto, olio su tela, del secolo XVI, attribuito a Martin de Vos, eseguito con maggiore probabilità da Jacopo Zucchi (tardo manierismo tosco-romano), con caratteristiche di pittura fiamminga. Raffigura la Cena di Betania; il Signore in casa delle sante sorelle Marta e Maria.


Nella parete di sinistra un dipinto olio su tela del secolo XVII, raffigurante la Madonna del Rosario e i santi domenicani Domenico e Caterina; l’attenzione a questo importante tratto di storia è forse anche legata al fatto che il papa San Pio V (Antonio Ghislieri), che era stato vescovo della nostra diocesi la cui sede fino a pochi anni fa era in Sutri, è il pontefice che lottò al fianco della repubblica di Venezia e della Spagna contro i turchi, nella battaglia di Lepanto (1571).In seguito a questo evento, il cui esito positivo è legato all’intercessione della B.V.Maria, istituì la festa di Nostra Signora della Vittoria, trasformata in festa della Madonna del Rosario dal papa Gregorio XIII.


Nel 1938 è stata rimossa la pavimentazione in cotto, sostituita con mattonelle di marmo, e chiuso l’accesso alla cripta dove fino al 1870 si seppellivano le monache defunte.


I recenti restauri murari hanno riportato una luminosità perduta negli interventi dello scorso secolo, ma hanno sacrificato i finti marmi settecenteschi dei quali non rimane traccia.


L’acquasantiera realizzata in marmo grigio, è un oggetto di epoca tardo-barocca. La porta di ingresso alla chiesa, incorniciata da un portale in peperino, è della seconda metà del XVI secolo e presenta in alto due stemmi del vescovo Orazio Moroni.

Quadro 'Cena di Betania'
Quadro 'La Madonna del Rosario con S. Domenico e S. Caterina da Siena'
Reliquie di San Vito
Stemma carmelitano
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