Via Crucis con il Beato Tito Brandsma

PRIMA STAZIONE

Gesu’ e’ condannato a morte.

O Dio come faccio a guardarti in questo stato? Cosa è accaduto durante la notte? Che male hai fatto al tuo popolo che ti ha maltrattato in questo modo? Non solo hanno abusato di te, ma ti hanno consegnato per essere crocifisso.

Veramente tu lo avevi preannunciato che il pastore sarebbe colpito e il gregge disperso. La tua ammonizione risuona ancora alle mie orecchie: “Vegliate e pregate per non cadere in tentazione”.

Eppure ho dormi. Ahimè, nel frattempo diventavi irriconoscibile per me. Sento un brivido di freddo e mi sorge un pensiero nella mente confusa: potevi, o dovevi tu, il Cristo, soffrire tutto questo? Anche questo hai predetto con le parole: “Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte”. Ahimè, è così, noi siamo scandalizzati di te e non osiamo nemmeno guardare la sofferenza di cui noi stessi siamo la causa. Mentre gridi implorando: “Considerate e osservate se c'è un dolore simile al mio dolore”, noi pensiamo di non poter guardare quella sofferenza. La nostra mente si rivolta al vederti spogliato, battuto, contuso, lacerato, tanto che non c'è parte del tuo corpo che possa dirsi sana.

Come di un'aia, il bastone del peccato ha battuto il santo frumento e frantumato la paglia. Il tuo sangue correva a rivoli e cola ancora dalle tue ferite. Ma l'ultima goccia non è ancora stillata.

Il pallore della morte copre già il tuo volto, però nei tuoi occhi leggo ancora la fiamma del fuoco del tuo amore, che brucia come una febbre che ti consuma e non si esaurisce. 

Quello sguardo ha fatto rientrare Pietro in sé questa notte.

Leggo in esso il tuo rimprovero silenzioso al mio rifiuto di riconoscerti, al mio scandalo per la tua impotenza, alla mia vergogna per la tua umiliazione.

Hai voluto essere annoverato tra i più grandi criminali, e io vorrei invece vederti come il re che pianta trionfalmente la croce sulla cima del Calvario.

O Dio, allontana da me quello scandalo. Lo so: “Vegliate e pregate” è la sola risposta che Dio mi concede.

Mentre le mani dei carnefici, dure e senza pietà, ti poteranno via per essere crocifisso, sento ancora quel “Vegliate e pregate per non cadere in tentazione”.

Mio Dio, pregherò. Voglio guardare le tue sofferenze sondare le profondità del tuo amore, penetrare l'abisso della tua umiliazione.

SECONDA STAZIONE

Gesù è caricato della Croce.

Mio Dio, quella Croce pesante, alla quale gli uomini vogliono inchiodarti, devi anche portarla? Mio Dio non puoi farlo. Hai già dovuto soffrire tanto. La terribile perdita di sangue ti ha levato l'ultima briciola di forza. I carnefici pensano che puoi farcela, che puoi essere portato vivo alla cima della collina.

Eppure è tremendo. La croce che tu abbracci, presto sosterrà il tuo corpo, esausto per la sofferenza, attaccato a quella con i chiodi.

Il solo pensiero della croce ti ha fatto fremere e, anche se la forza corporea te ne dava la possibilità, deve averti reso impossibile portarla fino al Calvario.

Non sarà concesso un attimo di riposo prima del più terribile fra tutti i supplizi che presto avrà inizio? Non si potrebbe risparmiarti l'onta crudele di dover portare tu stesso lo strumento del supplizio al luogo dell'esecuzione? Tu che ormai non hai più la forza di continuare, anche senza il peso della croce...

Il peccato non conosce sosta. Il desiderio peccaminoso non è mai soddisfatto. Ora, con la stessa incessante passione, il potere delle tenebre spinge avanti la sua vittima sacrificale. Come un agnello tu permetti che ti conducano al mattatoio, Nessun lamento esce dalle tue labbra.

No, mentre il tuo corpo quasi crolla e non ce la fa a portare la croce pesante, il tuo occhio risplende di un santo fuoco, perchè quella croce sta per diventare il trono di un re che non è di questo mondo, anche se gli uomini vogliono appenderti a lei con quattro grossi chiodi.

E' come se ti ritornasse la forza, perchè mentre gli uomini pensavano di doverti costringere, ecco tu stendi le braccia attorno alla croce, per portare fino alla terribile conclusione il peso che i nostri peccati hanno reso sempre più gravoso e che noi non vogliamo portare.

Non c'è nessuno ad aiutarti. Devi subire da solo il torchio che premerà l'ultima goccia di sangue dal tuo corpo.

O Croce, o sacro legno, così pesante nelle mani del mio Dio, ma portato da lui con l'ultima riserva di forza! Non ti prenderò anch'io su di me, ora che vedo che il mio Gesù mi precede e perciò ti rende leggera alle mie spalle? O Dio, non solo ti seguirò al Calvario, ma prenderò la croce insieme a te, la croce che tu mi destini.

Caricato della mia croce, andrò con te fino al santo monte.

TERZA STAZIONE

Gesù cade la prima volta.

L'Onnipotente privo di forza! Il Dio forte in condizione di non fare quel che gli è ordinato, incapace di affrontare con orgoglio i suoi carnefici!

La sua forza è esaurita. Con passi incerti il mio Salvatore barcolla, e dopo un po' inciampa e cade.

Fermati qui, mio Dio. Non puoi essere crocifisso qui? Ma è proprio la tua morte che si vuole.

E' evidente che non puoi continuare. I Tuoi carnefici però sono intenzionati a farti andare avanti, e la tua incapacità rappresenta per loro un nuovo fastidio.

Ai loro occhi la tua forza non è ancora esaurita. Ti permettono di rimanere a terra per un po', solo per farti alzare di nuovo e spingerti avanti.

Pensano di poter rianimare le tue ultime energie con calci e percosse.

Non sanno che tu non vuoi portare la croce perchè costretto, ma che desideri mostrarci come essa ha assorbito tutte le tue forze.

Ora capisco, o santo modello, che quando cadiamo sotto la croce, e lo facciamo di continuo, la nostra croce è leggera in paragone alla tua; che i miei peccati hanno reso la tua croce così pesante da farti cadere sotto di essa.

Questo mi fa sentire, sempre più fortemente, che devo condividere la tua croce con te e non indietreggiare di fronte ad essa, anche se penso che vi cadrà sotto.

Con la tua debolezza hai conquistato il mondo. Fammi essere debole con te, chino sotto il peso della vita; fammi essere insignificante e piccolo afli occhi del mondo, solo per rialzarmi con te a nuova sofferenza, finchè la  morte non coroni il mio sacrificio.

Lasciami tenere lo sguardo fisso su di te, mentre cadi sotto la croce, come un verme schiacciato sotto i piedi; mentre ricevi calci e percosse da coloro che vuoi beneficare.

Non lasciare che ti immagini sempre come il Potente e il Forte, come colui che porta la croce con orgoglio e a testa alta.

Era necessario che Cristo dovesse piegare, cadere, crollare sotto la corce e così entrare nella sua gloria.

La sua sacra umanità doveva essere annientata. Nessun tratto umano si doveva più distinguere in lui, crudelmente era stato maltrattato.

Ora vediamo già la sua forza venir meno.

Mio Dio, voglio meditare spesso sulla tua umiliazione davanti ai carnefici e imparare che devo essere giudicato incapace di fare quello che mi piacerebbe fare.

QUARTA STAZIONE

Gesù incontra sua madre.

Maria doveva proprio vederti in questo stato? Tua Madre, che più di ogni altro soffrirà alla vista delle tue sofferenze, il cui cuore sarà trafitto da una spada non appena ti vedrà così.

Doveva aggiungersi questo dolore ai tanti dolori di questo cammino?

Maria doveva andare da Gesù.

Il suo cuore di madre non poteva darle requie finchè non si fosse resa conto di cosa era successo al suo Gesù, il più bello tra gli uomini.

Guardando a lui si scorge l'Essere superiore che ha preso la natura umana, ora irriconoscibile, sfigurato, spezzato, un rudere che minaccia di crollare, l'uomo dei dolori, in cui non c'è più alcuna bellezza o splendore, annoverato tra i più grandi criminali, pieno di sangue e di contusioni, imbrattato di sporcizia e degli sputi dei carnefici.

Il vangelo non mette parole nella bocca di tua madre.

La tua pena l'ammutolisce, e anche tu, mio Gesù, non proferisci parola. Stringi forte le labbra per raccogliere tutte le forze e non cadere a terra ai piedi di tua madre.

Ma i vostri occhi non si possono staccare l'uno dall'altra, e il vostro silenzio dice tanet cose.

O Maria, fammi vedere il tuo Gesù insieme con te, come un muto testimone al suo dolore.

O Gesù, vienimi incontro e fa che ti guardi in tutta la tua terribile sofferenza. Alla presenza della tua  intrepida madre, potrò vedere quel ritratto di sofferenza e scandagliare la sua profondità.

Ho deciso di seguirti nella via dolorosa della croce. Desidero farlo, mano alla mano, con la tua madre amata. E' stata l'unica che ha capito a fondo quel che hai sofferto per la strada del Calvario. Il suo cuore di madre batteva all'unisono col tuo e la sua fede le ha fatto riconoscere quel che era nascosto.

O Maria, insegnami a guardare alle sofferenze di Gesù, all'annientamento del figlio che tu hai offerto per me.

Fa in modo che questo sacrificio non venga compiuto invano per me, che io non incroci con indifferenza questo dolore indicibile.

QUINTA STAZIONE

A Simone viene imposto di aiutare Gesù.

Mio Dio, te ne stai lì, impotente. Ti sei rialzato da terra ma i tuoi piedi rifiutano di servirti, ora che le tue spalle devono di nuovo portare il peso enorme della croce.

Tremante e agitato te ne stai in piedi, la croce fa da supporto impedendoti di cadere, ma quando devi sollevarla da terra per portarla avanti, barcolli e minacci di crollare di nuovo.

Eppure tu devi e vuoi raggiungere il colle; è la volontà dei tuoi carnefici, ma anche tu vuoi portare la croce fino alla meta.

Se non lo puoi fare da solo, ti si darà un aiuto, per non farti soccombere prima della fine del viaggio. Devi arrivare vivo alla vetta della collina.

A questo sei arrivato, o Dio: più morto che vivo, sfinito dalle torture, esausto, in condizione di non trascinare la croce in cima alla collina nemmeno a forza di calci e di percosse.

Stai lì, impotente. I tuoi nemici vogliono assolutamente che tu arrivi al luogo dell'esecuzione ancora vivo.

Con apparente condiscendenza permettono che ti si aiuti, ma solo per poterti torturare ancora.

Non importa quanto lo desiderano, in ogni caso non si degnano nemmeno di alzare un dito.

Aiutarti? Vorrebbe dire semplicemente esporsi alla vergogna. Aiutarti? Solo pochi passi per la collina, ma è un'indegnità che non si osa pretendere nemmeno dai carnefici. Questi piuttosto sono pronti a colpirti a morte sul posto, e il loro lavoro è fatto. Non così i tuoi nemici, che vogliono vederti sulla croce, umiliato fino in fondo, fin dove è possibile per un essere umano.

Chi ti aiuterà, o Gesù?

Invano il tuo occhio si guarda attorno, per vedere se qualcuno vuole aiutarti: non c'è nessuno. Infinita solitudine.

Non c'è nessuno, nessuno che voglia darti la minima consolazione. Nessuno che s'intenerisce per te. Tutti guardano indifferenti e lasciano che tu rimanga lì impotente, terribilmente impotente.

Finalmente costringono uno straniero. Costui non è in condizione di resistere, e siccome non può fare diversamente ti aiuterà, non solo freddamente e con indifferenza, ma per forza, forse maledicendo te e la tua croce.

Senza pietà per la tua debolezza, afferra la croce e la spinge avanti insieme a te.

Mio Dio, a volte penso che io mi sarei comportato meglio, che ti avrei alleggerito con amore del peso della croce, per alleviarti il dolore di quel terribile ultimo viaggio.

Ma no, Simone è anche immagine di me! Dico che voglio seguirti sulla via della croce, ma poi allontano anche la più piccola, anche la più leggera.

Di fronte al ludibrio e lo scherno di quelli che non ti amano, io non desidero più di lui far vedere che voglio servirti. Mio Dio, non me ne starò più con le mani in mano.

Fin da oggi voglio prendere la tua croce e cercherò di portarla dietro di te.

SESTA STAZIONE

Veronica asciuga il volto di Gesù.

O Veronica, tu cercavi il tuo amato. Era accanto a te, ma i tuoi occhi non riconoscevano più i suoi lineamenti.

Eppure i tuoi occhi hanno incontrato la fiamma dei suoi occhi, ed essi ti hanno chiamato: “Vedi cosa mi è stato fatto. Dalla mia faccia e dal mio aspetto tu non vedi che sono io, ma guarda la veste che mi è stata messa addosso se vuoi riconoscermi”.

O Dio, come ha dovuto essere deformata la tua bellezza. Sì, il tuo adorabile volto era tutto coperto di sudore e di sangue, imbrattato di sputi e lordure, irriconoscibile sotto i rami della corona di spine, sporcato dalle mani che te l'hanno stretta attorno alla fronte, cianotico per i colpi delle verghe e i solchi della frusta, gonfio e arrossato dal colpo sulla guancia del pugno dello sgherro, la barba strappata con una violenza che, secondo certe rappresentazioni, ha lacerato perfino gli angoli della bocca.

Chi ti riconoscerà ancora, sfigurato in questo modo? Non possiamo sopportare di vederti così, ma il fatto è che hai sofferto per tutti noi.

Vogliamo asciugare con Veronica il tuo volto, perchè vorremmo riconoscerti di nuovo come il nostro Signore pieno di maestà, ma purtroppo nessun velo attenua la tua deformità.

Al contrario, la tua meravigliosa condiscendenza ha impresso su quel velo un'immagine in cui vediamo il suo santo volto sofferente, e così possiamo imprimerlo profondamente nel nostro spirito.

O Veronica, voglio andare con te da Gesù per liberarlo da tutta quella sozzura e riconoscerlo di nuovo.

Si conceda anche a me, come a te, la grazia che l'immagine di Gesù rimanga tra le mie mani e si scolpisca profondamente nell'anima mia, quell'immagine di incommensurabile dolore.

O Gesù, non farmi chiudere gli occhi, come Simone, alla tua immagine impressa sul sudario, ma fammi ricordare di continuo le sofferenze alle quali hai dovuto sottostare a causa dei miei peccati.

SETTIMA STAZIONE

Gesù cade per la seconda volta.

Mio Dio, non puoi continuare oltre. Camminate sotto la croce, anche se forti braccia te la rendono più leggera, è troppo per te.

La croce pesa sulle tue spalle. Benchè tu non debba trascinarlo lontano, il pesante legno ti fa piegare, pur se ce la metti tutta per non crollare.

Ma ecco che smetti di incespicare: i tuoi piedi rifiutano di servirti, e cadi a terra.

Un braccio circonda ancora la croce, l'altro lo tieni proteso per evitare di cadere totalmente, ma se il tuo sbalordito soccorritore non solleva prontamente la pesante trave, neppure il tuo braccio sarà più in grado di puntellarti, e cadrai disteso sul terreno.

Non puoi continuare oltre.

Un attimo di sosta può rendere possibile un ultimo sforzo e farti rimettere in piedi. Le forze però ti hanno abbandonato e, impotente, chini la testa a terra.

O impotenza del mio Dio, o terribile umiliazione, o orribile caduta.

La tua veste sfrega la pelle e fa riaprire, lacerandole, le tue piaghe. La dura e rozza trave della croce taglia il braccio e la spalla e preme la corona di spine sulle tempie. Il terreno duro, tagliente e pietroso provoca contusioni e ti scortica le mani, le ginocchia e i piedi.

Il sangue macchia il terreno e la veste. Ma nel cuore dei tuoi carnefici non c'è alcuna pietà. Non sono ancora soddisfatti. Vedono che non sei ancora finito. Più t'avvicini al martirio, più ti trattano con crudeltà. Ancora pochi passi e hai raggiunto lo scopo.

Ti chiedono un ultimo sforzo. Ti può uccidere, ma non devi morire. Sei così prossimo alla fine, che temono tu possa sfuggire alla morte di croce. Scherniscono la tua mancanza di forza e ti deridono, come se tu stessi cercando di evitare la morte di croce.

Non si rendono conto che questa seconda caduta mostra che tu stai raccogliendo l'ultima riserva di forza, per raggiungere il Calvario e morirvi per noi. Sacrifichi il tuo vigore insieme con la tua dignitosa forza virile.

E io mi lamento delle croci pesanti. Vengo meno solo perchè non ho il coraggio né l'amore di portarle con te.

Ti lascio giacere sotto la croce e non muovo un passo per far vedere che non voglio che tu, tradito a morte, la porti fino a cadervi sotto.

O Gesù, non voglio che sia così. Non permettere che le mie azioni contraddicano questa volontà.

OTTAVA STAZIONE.

Gesù consola le donne piangenti.

Ben piangano le donne che ti amano.

Ti sei rialzato ancora una volta e con un ultimo barlume di forza ti trascini al luogo della terribile coronazione del già spaventoso tormento. Sono i tuoi ultimi passi.

Il pallore della morte copre già i tuoi tratti, e saresti irriconoscibile se i tuoi occhi non predicassero ancora amore.

Quelle donne hanno sentito a Gerusalemme che venivi condotto al Calvario. Hanno sperato di poterti vedere ancora, per aiutarti un'ultima volta. Oh, tutta Gerusalemme sarebbe dovuta accorrere per liberarti dalle mani dei giustizieri, ma come impazzita ha gridato: “Sia crocifisso”.

Quel grido di condanna risuona ancora per le strade di Gerusalemme e ha spaventato le donne: “Non può essere” si son dette. Si sono affrettate al monte, seguendo una pista di sangue.

Così le donne sono arrivate al monte ancor prima di lui. 

E' questo il loro Gesù? Non riescono a dire una parola. Piangono.

E' davvero uno spettacolo di pianto. Il dolore di Gesù le ammutolisce e fa sorgere le lacrime dai loro occhi, perchè Gesù, il loro Gesù, il benefattore, l'amato dei loro cuori innamorati, è stato maltrattato così crudelmente, e tra poco subirà una pena ancor più terrificante.

Gesù vede le loro lacrime. Anche se egli stesso è preda del più grande dolore, vuole confortare quelle donne che stanno piangendo su di lui e ricompensarle con un'ultima parola, dandoci nel contempo una lezione su some seguirlo nella via della croce.

Finora, mio Gesù, ti ho seguito con le donne con un senso di orrore e di pietà.

Ora tu mi spieghi come devo seguirti: “Non piangete per me, ma piangete per voi stesse e i vostri bambini”. Anche se la tua sofferenza mi fa salire le lacrime agli occhi, o buon Gesù, devo ammettere che sono stati i miei peccati a far sì che tu fossi così crudelmente tormentato, e devo piangere perchè sono stato io la causa dei tuoi dolori.

O Gesù, lasciami piangere su me stesso, sul legno secco che ha meritato di essere gettato nel fuoco e consumato.

Ma tu hai voluto espiare per tutti i miei peccati, tu dai nuova vita al legno secco innestandolo sul legno della croce.

Unito a te, o Gesù, lasciami seguire, penitente, la tua via della croce.

NONA STAZIONE

Gesù cade per la terza volta.

Gesù, sei arrivato, ma ahimè, al prezzo delle tue ultime forze. Il viaggio è finito e tu, esausto, cadi disteso a terra. Ora veramente non devi andare oltre.

Fino all'ultimo ti sei torturato, per poter arrivare alla cima del colle. Hai sacrificato l'ultimo briciolo di forza per noi.

Ora giaci disteso a terra. Non c'è bisogno di lacci per trattenere l'agnello al luogo dell'esecuzione.

Eccoti di fronte ai tuoi carnefici. Ora possono cominciare il loro alvoro.

Impotente, il tuo braccio una volta forte, sta inerte sotto il tuo corpo, incapace di trattenere le vesti che ti si sono sciolte attorno. Mezzo nudo, giaci inerme a terra.

La croce scivola dalle mani di Simone e cade pesantemente su di te. Egli la risolleva, ma come deve averti schiacciato quella trave!

Come un verme giaci nella polvere e nel fango, che penetra nelle ferite aperte e aggiunge un'ardente infezione alle tue terribili sofferenze.

Ben ha predetto di te il profeta che non saresti più stato simile a un uomo ma a un verme che si schiaccia sotto i piedi. I tuoi nemici devono aver avuto paura di aver preteso troppo dalle tue forze, tanto impotente e come morto giaci ai loro piedi.

Ancora non hanno pietà; un piacere crudele balena nei loro occhi, quando si accorgono che sei ancora vivo.

Sì, Gesù vive. Il calice del dolore non è stato ancora vuotato fino alla feccia. Il viaggio al luogo del supplizio è stato completato, ma solo ora comincerà la più crudele di tutte le torture.

Dopo la flagellazione, Pilato ha proclamato: “Ecco l'uomo”. Che direbbe se ti vedesse ora? Nel giardino degli ulivi la paura della morte ti ha prostrato e il tuo sangue ha macchiato il terreno.

Qui la realtà ha preso il posto dell'immaginazione, e tu giaci esausto per tutti i tormenti patiti, mentre le ultime gocce di sangue inumidiscono il suolo.

Qui non ci sono angeli a confortarti; attorno a te solo lupi rapaci, che dilaniano, pronti a rialzarti, certo, ma per poterti inchiodare sulla croce.

Mio Dio, mio Dio, come sei profondamente umiliato, ora giaci come una preda alla quale si permette di riposare un momento, ma solo per buttarlesi addosso, con rabbia feroce.

Non posso sopportare di vederti così!

Non sei il mio Dio? Sì, veramente ci vuole fede per Dio in te. La tua umiliazione doveva arrivare fino a cancellare ogni senso di maestà?

DECIMA STAZIONE

Gesù è spogliato delle vesti.

Senza pietà i carnefici hanno atteso che la vittima stesse ai loro piedi. Non può stare in piedi, ma loro devono compiere il lavoro di carnefici. Inoltre potrebbe morire lì in terra.

Su, in croce deve andare. E' per questo che sono pagati, e non vogliono perdere il loro denaro! Così lo sollevano, lo puntellano perchè non cada, afferrano il corpo sanguinante con le rozze mani per spogliarlo insieme agli altri soldati della veste, che si è attaccata alle ferite ma che vogliono prendere come un ambito bottino.

Più tardi, quando il lavoro sarà compiuto, getteranno la sorte su quella veste.

Gesù soffre quell'affronto, quella vergogna.

I carnefici non perdono tempo a pensare. Non importa se le loro mani urtano profonde ferite. Le loro mani sono già macchiate di sangue.

Non badano a Gesù. La sua pazienza li fa agire più crudelmente. Come agnello condotto al macello, egli non apre bocca.

Rabbrividisce e trema per lo sconforto e la febbre, e piangerebbe in silenzio per l'afflizione e il dolore, se l'ardore della febbre, aggiunto alla perdita di sangue, non avesse pervaso tutto il suo corpo e asciugato la fonte delle lacrime.

Dal fondo delle orbite solo gli occhi riflettono la torturata angoscia ora raddoppiata dalla vergogna di stare spogliato di fronte ai suoi nemici, il cui animo, alla vista di quel corpo sanguinate, si riempie di nuova sete di sangue.

Quel corpo crudelmente frustato, lacerato e battuto diventa ora il loro spettacolo.

Il sole ardente di mezzogiorno concentra la sua luce, altrimenti benefica, su quel corpo nudo e lo mostra a tutti. Il suo calore, così piacevole in altre occasioni, ne riacutizza le ferite.

Mio Dio, è terribile. Ogni cosa deve contribuire a farti soffrire? Non sono già abbastanza crudeli gli esseri umani, che anche tu gli insetti devono venire a bere il tuo sangue alla luce del sole e a infettare le tue ferite?

Oh, almeno ti si fosse lasciata la veste, per risparmiarti quel terribile dolore e, rivestito degli abiti come ogni persona umana, nascondere questo spaventoso maltrattamento agli occhi di coloro che si divertono di esso.

Ma questo è solo il preludio. Solo quando ti vedranno inchiodato alla croce, sarà appagata quella crudele curiosità.

UNDICESIMA STAZIONE

Gesù è inchiodato alla croce.

L'albero della croce è stato piantato. L'altare su cui sarà consumato il santo sacrificio è pronto. Gesù vi è stato trascinato.

O Dio, come potrò guardare quel che sta per succedere? Dure funi vengono annodate attorno al tuo corpo, ai tuoi polsi, per tirarti sulla croce e quindi inchiodarti con grossi chiodi.

I tuoi carnefici non stanno a badare se un'altra ferita si aggiunge alle molte di cui è ricoperto il tuo corpo. Tanto devi morire, e chi ha pietà di un crocifisso?

Non si spreca pietà per uno schiavo e certamente non per uno condannato al genere di morte a cui solo la feccia degli schiavi è destinata. Se non è considerato mai un essere umano, in questa situazione è ancor meno che un animale.

Quella morte non può mai essere crudele abbastanza, deve essere il più crudele possibile. Di quella morte, o Gesù, hai voluto morire. Hai voluto farti inchiodare alla croce come la feccia dell'umanità, ma ugualmente per il tuo popolo.

Le mani e i piedi sono stirati verso i buchi, nel palo della croce. I terribili tormenti fanno contrarre il tuo corpo. Non fa niente.

I tuoi carnefici preferiscono slogare i tuoi arti dalle giunture, piuttosto che fare nuovi buchi per i chiodi. Non hanno tempo. Già stanno assicurando i tuoi piedi con grossi chiodi che aprono in mezzo il dorso del piede.

Con pesanti colpi ribadiscono sotto ai piedi le teste dei chiodi. Il chiodo è già nel legno. Lo spingono in profondità, perchè sia più solido.

Ora la mano sinistra è legata e può essere inchiodata. La tua destra avrebbe abbracciato il carnefice, ma i suoi sentimenti sono ottusi per il mestiere che si è scelto.

O Dio, da un individuo del genere, una vera bestia, tu permetti di essere inchiodato al legno della croce. Egli non sa quello che fa. Tu preghi per lui, ma quanto più lo fai, più violento è il tuo dolore.

Gerusalemme, se in questo giorno riconoscessi chi è colui che stai assicurando al legno della croce! Ma la sofferenza più crudele di Gesù, non importa quanto terribile, è che il suo amore non è apprezzato.

Stanno attorno a lui schernendolo e lo sfidano a liberarsi, ora che è inchiodato saldamente. Irridono alla sua impotenza, mentre una parola, un atto della sua volontà, sarebbe bastata a distruggerli.

DODICESIMA STAZIONE

Gesù muore sulla Croce.

Gesù ha chinato il capo ed è morto. E' finita.

Per tre ore il tuo corpo ha potuto resistere alla tortura della crocifissione. Poi la lotta è finita.

Tre ore terribili. Il tuo corpo pendeva dalle ferite nelle mani e nei piedi. Hai sentito una prostrazione infinita prima che il tuo corpo venisse torturato dal dolore.

Il Signore è torturato a morte. Il peso stira ancora di più degli arti, e gravita pesantemente sui buchi dei chiodi.

I tuoi nemici ti osservano, contenti e felici. Non è rimasto niente della tua grandezza e del tuo splendore.

“L'abbiamo visto – fa dir loro il profeta – ma non poteva più essere riconosciuto, non è rimasto niente che richiamasse la sua bellezza, ogni lucentezza e splendore è sparito”. Colui che era considerato il più bello tra gli uomini, sembra il più mostruoso di tutti.

Dalla tua bocca, o Gesù, sentiamo l'amaro lamento: “Dio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato?”. Non solo la tua anima, ma anche il tuo corpo, non importa quanto intimamente unito alla divinità, in questo terribile momento ha perduto la percezione della sua presenza.

Qui è la prova della nostra fede. Qui, o Dio, perfino la tua natura umana appare distrutta.

Ci piace pensarti come il re d'Israele e non possiamo immaginare la spaventosa distruzione che hai voluto sopportare, non solo come Dio, ma anche come uomo. Siamo come i discepoli sulla via di Emmaus: stolti e lenti a credere.

Vogliamo vedere la tua divinità e ci dimentichiamo che hai detto: “Beati coloro che non vedono eppure crederanno”.

Questa la prova ma anche la vittoria della nostra fede.

O Dio, io ti adoro nel tuo annientamento, nella tua morte in croce. Lascia che gli altri scuotano la testa e restino scandalizzati; io non cesserò di guardarti così come sei ora, per imparare con quanto amore Dio mi ha amato!

Perfino sopo la tua morte non è cessato il maltrattamento e hai voluto rivelarci l'amore del tuo sacro cuore.

Per assicurarsi che eri morto, uno dei soldati ha affondato la lancia nel tuo corpo morto. Non era stato ancora martoriato abbastanza?

Ma, o mio Dio, dovevi far sgorgare, per me, l'ultima goccia del tuo sangue e mostrarmi il tuo cuore, sede del tuo amore infinito.

TREDICESIMA STAZIONE

Gesù è deposto dalla croce.

E' finita. La morte ha posto fine alle sofferenze corporali. Il Dio-uomo è diventato cadavere. La vita è venuta meno. La morte si è fatta padrona del Signore della vita.

O Gesù, la tua sofferenza corporea è finita, non la tua umiliazione, il tuo annientamento. Dopo che uno dei soldati, per amore di sicurezza, ha attraversato il tuo corpo con la lancia, ora che la rabbia dei tuoi carnefici non può far più niente per farti soffrire perchè la misura è colma, sei lasciato ai tuoi amici.

Un Gesù morto, coperto di vergogna, la cui morte lo farà conoscere al mondo come uno la cui vita ha meritato la più profonda disgrazia, può ora essere lasciato ai suoi discepoli.

Per la prima volta vedono in che maniera terribile il loro caro Gesù ha sofferto. Se ne sono stati lontani e non è stato loro nemmeno permesso di avvicinarsi. Ora che i tuoi nemici sono andati via, si avvicinano i tuoi amici, ora che sei morto, e la loro presenza non può più alleviare le tue sofferenze.

Ora vengono e ti calano delicatamente dall'albero della vergogna su cui sei stato inchiodato. Tolgono i chiodi dalle mani e dai piedi, e devono fare attenzione per non deformare ancora quel corpo martoriato, slogato, ferito a morte.

Ora possono vedere quanto a fondo le punte della corona di spine sono penetrate nel tuo capo raggiungendo perfino il cervello: ora vedono quanto il pesante legno della croce ha inciso la carne delle spalle, come la terribile flagellazione ha strappato interi brandelli dal corpo innocente, come i duri chiodi hanno aperto completamente le mani e i piedi, fino a che punto gli esperti carnefici hanno tirato e disarticolato le membra per inchiodarle alla croce e, pieni di orrore, i loro occhi guardano la ferita aperta sul fianco, attraverso la quale vedono nel petto il cuore divino trafitto.

L'aspetto divino è irriconoscibile; solo un tratto di amore compassionevole e di dolore infinito, di pazienza senza lamenti nella sofferenza più cruda li rende capaci di riconoscere il loro Gesù.

O Gesù, fammi guardare con i tuoi amici il tuo corpo, torturato a morte e irriconoscibile, e vedere come mi hai amato.

No, i miei occhi non devono evitare la vista di quella spaventosa deformità, di cui la mia immaginazione può farsi solo una ben pallida idea.

QUATTORDICESIMA STAZIONE

Gesù è portato al sepolcro.

Ultimo triste viaggio. Cristo, il mio Signore e Dio , portato al sepolcro, escluso dalla terra dei viventi.

Presto la pietra sigillerà la tomba e Gesù non sarà più, o così pensano i suoi nemici.

Gli concedono una bella tomba, perché ora è morto e sepolto, perché non c’è più ed è tolto dalla vista.

Presto non sarà più ricordato. La tomba sarà la sua umiliazione più profonda.

Oh, quando pensiamo di essere calati nella tomba, rabbrividiamo a quell’annientamento. Un Dio, fatto uomo per amor nostro, che viene portato al sepolcro: è un annientamento così totale che non possiamo nemmeno immaginarlo.

Non bastava che dovesse morire la più vergognosa delle morti, sottoposto alla più crudele delle torture, totalmente annientato? La tua profonda umiliazione non avrebbe potuto tramutarsi in quel medesimo istante nello splendore della risurrezione? Non l’hai voluto.

O triste cammino dei tuoi amici! Sì, essi speravano nella risurrezione; non potevano credere che tutto era finito con te. Ma la loro fede viene messa duramente alla prova, ed essi hanno veramente bisogno della tua grazia, o Dio, per vedere in quel corpo che viene affidato al sepolcro, il Dio-uomo morto.

Maria, la tua cara madre, è per loro forza e sostegno. Non vacilla, benché la spada tagliente del dolore trapassi la sua anima.

Ella condivide la tua umiliazione, piange sulla tua fine, ma aspetta la tua risurrezione.

Il suo coraggio e la sua fiducia sostengono gli altri. Piangendo, ma senza disperazione, percorrono la loro dolorosa via verso la tomba.

Presto avvolgeranno il sacro corpo nel bianco sudario con cui lo portano al sepolcro.

E’ tutto ciò che possono darti da portare alla tomba, tutto ciò che resterà lì a testimonianza del loro amore.

O santo sudario, su cui rimangono impressi i tratti di quel corpo spezzato, che ancor oggi ci permette di ammirare la figura del Salvatore.

O Gesù, fa che anche la mia anima sia il sudario in cui vieni disteso per riposare.

Possa l’immagine del mio Signore lasciarvi la sua impronta, perché ricordi sempre come Gesù mi ama.

Newsletter
Privacy Policy

La presente Privacy Policy ha lo scopo di descrivere le modalità di gestione dei siti Internet, di secondo e terzo livello, di proprietà del Monastero SS.ma Concezione, in riferimento al trattamento dei dati personali degli utenti/visitatori che li consultano. carmelitane.org tratta tutti i dati personali degli utenti/visitatori dei servizi offerti, nel pieno rispetto di quanto previsto dalla normativa nazionale italiana in materia di privacy e, in particolare del D. Lgs. 196/2003. Ove l'accesso a particolari servizi venga subordinato alla registrazione previa comunicazione di dati personali, viene fornita un'informativa specifica al momento della sottoscrizione dei servizi stessi. L'acquisizione dei dati, che possono essere richiesti, è il presupposto indispensabile per accedere ai servizi offerti sul sito. http://www.e-webbest.blogspot.com conserva i dati tecnici relativi alle connessioni (log) per consentire i controlli di sicurezza richiesti dalla Legge e al fine di migliorare la qualità dei servizi offerti e personalizzarli in relazione alle esigenze degli utenti/visitatori. I dati inseriti, se non diversamente indicato, non possono essere utilizzati per inviare periodicamente messaggi di posta elettronica contenenti pubblicità, materiale promozionale, iniziative promozionali. I dati personali, raccolti e conservati in banche dati di http://www.e-webbest.blogspot.com, sono trattati da collaboratori del titolare del trattamento in qualità di incaricati. Non sono oggetto di diffusione o comunicazione a Terzi, se non nei casi previsti dalla informativa e/o dalla Legge e, comunque, con le modalità da questa consentite. carmelitane.org provvede, in conformità con le vigenti disposizioni di legge in materia, alla registrazione dei file di log. Tali dati non consentono un'identificazione dell'utente se non in seguito ad una serie di operazioni di elaborazione e interconnessione, e necessariamente attraverso dati forniti da altri provider. Operazioni che potranno essere effettuate esclusivamente su richiesta delle competenti Autorità Giudiziarie, a ciò autorizzate da espresse disposizioni di legge atte a prevenire e/o reprimere i reati. Sul sito web carmelitane.org, sono utilizzati dei marcatori temporanei (cookie) che permettono di accedere al sito più velocemente. Per cookie si intende il dato informativo, attivo per la durata della connessione, che viene trasmesso da carmelitane.org al computer dell'utente al fine di permettere una rapida identificazione. L'utente può disattivare i cookie modificando le ipostazioni del browser, si avverte che tale disattivazione potrà rallentare o impedire l'accesso a tutto o parte del sito. L'invio da parte degli utenti/visitatori di propri dati personali per accedere a determinati servizi, ovvero per effettuare richieste in posta elettronica, comporta l'acquisizione da parte di carmelitane.org dell'indirizzo del mittente e/o di altri eventuali dati personali, tali dati verranno trattati esclusivamente per rispondere alla richiesta, ovvero per la fornitura del servizio, e verranno comunicati a terzi solo nel caso in cui sia necessario per ottemperare alle richieste degli utenti/visitatori stessi. Il trattamento viene effettuato attraverso strumenti automatizzati per il tempo strettamente necessario a conseguire gli scopi per i quali i dati sono stati raccolti e, comunque, in conformità alle disposizioni normative vigenti in materia. Specifiche misure di sicurezza sono osservate per prevenire la perdita dei dati, usi illeciti o non corretti ed accessi non autorizzati. carmelitane.org non può farsi carico della responsabilità di qualsiasi accesso non autorizzato né dello smarrimento delle informazioni personali al di fuori del proprio controllo. Il titolare del trattamento dei dati è Monastero SS.ma Concezione, Via Garibaldi, 1, Sutri 01015 (VT) che potrà utilizzare i dati per tutte le finalità individuate nell'informativa specifica fornita in occasione della sottoscrizione dei vari servizi. Gli utenti/visitatori hanno facoltà di esercitare i diritti previsti dall'art. 7 del D. Lgs. 196/03. In ogni momento, inoltre, esercitando il diritto di recesso da tutti i servizi sottoscritti, è possibile chiedere la cancellazione totale dei dati forniti. Art. 7. Diritto di accesso ai dati personali ed altri diritti L'interessato ha diritto di ottenere la conferma dell'esistenza o meno di dati personali che lo riguardano, anche se non ancora registrati, e la loro comunicazione in forma intelligibile. L'interessato ha diritto di ottenere l'indicazione: dell'origine dei dati personali; delle finalità e modalità del trattamento; della logica applicata in caso di trattamento effettuato con l'ausilio di strumenti elettronici; degli estremi identificativi del titolare, dei responsabili e del rappresentante designato ai sensi dell'articolo 5, comma 2; dei soggetti o delle categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza in qualità di rappresentante designato nel territorio dello Stato, di responsabili o incaricati. L'interessato ha diritto di ottenere: l'aggiornamento, la rettificazione ovvero, quando vi ha interesse, l'integrazione dei dati; la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non è necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati; l'attestazione che le operazioni di cui alle lettere a) e b) sono state portate a conoscenza, anche per quanto riguarda il loro contenuto, di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi, eccettuato il caso in cui tale adempimento si rivela impossibile o comporta un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato. L'interessato ha diritto di opporsi, in tutto o in parte: per motivi legittimi al trattamento dei dati personali che lo riguardano, ancorché pertinenti allo scopo della raccolta; al trattamento di dati personali che lo riguardano a fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale.