Silenzio e contemplazione


Amare il silenzio vuol dire comprenderne il valore come predisposizione a vivere alla presenza di Dio, come opportunità per educare il cuore alla ricerca del Suo volto, per maturare secondo gli insegnamenti della Parola che risuona interiormente e farla prevalere sulle tante parole vane che ascoltiamo o pronunciamo quotidianamente. 


I carmelitani vivono il silenzio nella solitudine del deserto, che non è un luogo quanto una condizione interiore attraverso la quale si sviluppa una capacità di accogliere e amare. Non è quindi isolamento, chiusura, accomodamento, ma impegno quotidiano di crescita nell’adempiere il comandamento della carità, per orientare continuamente il pensiero a Dio e in Lui, al prossimo, al fratello. 


È un rientrare in sé per poter uscire fuori di sé nel donarsi. Ogni cristiano può e deve entrare in se stesso per comprendersi nella verità. È un incontro a faccia a faccia con il Signore che illumina la nostra mente e ci permette di conoscerlo e conoscerci in questa luce. È un cammino di profondità verso la nostra intimità, verso l’altro e verso Dio. È totale apertura all’ascolto; è cammino di pace, di purificazione. La purezza del cuore è l’obiettivo principale del carmelitano, che, meditando giorno e notte la Parola, cerca di servire Dio in rettitudine e nell’attesa di vederlo, vive già in terra come vivrebbe in cielo. Nel silenzio Dio crea, si rivela, si incarna, muore e risorge; gli eventi più importanti sono avvolti dal silenzio. Così è per ogni creatura. È Gesù che ci insegna il silenzio adorante; Maria ci testimonia il silenzio di fede e abbandono a Dio, san Giuseppe il silenzio dell’umiltà. Quanti santi che hanno guardato a Cristo come esempio, hanno sperimentato questa via per custodire il dono a loro concesso dal Creatore…


In questa riflessione abbiamo cercato di inserire spunti di riflessione a partire dalla Regola, dalle nostre Costituzioni e dagli scritti dei nostri santi. Ma la tradizione ci offrirebbe tanto altro; la Parola di Dio è sempre il primo riferimento; anche i Padri apostolici, cioè coloro che hanno vissuto nel periodo immediatamente seguente alla morte di Cristo e i Padri che si sono inoltrati nel deserto per vivere anche fisicamente un’esperienza di solitudine, lontano da ogni distrazione e provocazione mondana, descrivono il silenzio come un valore indispensabile per non disperdere i pensieri, per rientrare in se stessi, per custodire la Parola di Dio in noi e riconoscerlo presente nel nostro intimo. 


Scrive Sant’Ignazio di Antiochia, padre apostolico; “è meglio tacere ed essere che dire e non essere”, invitando i fedeli della chiesa di Efeso ad una sobrietà e autenticità di vita, di relazione fraterna, di servizio, di concentrazione sull’essenziale che suggerisce il bene da compiere nell’umiltà. La Sacra Scrittura ci indica anche un silenzio di attesa; non è saggio solo chi sa dominarsi per lasciare spazio allo Spirito, ma anche chi impara a contare i suoi giorni nell’attesa densa di fede e speranza nella salvezza del Signore; Isaia nel passo 66,2 ci ricorda “Su chi porrò il mio riposo se non su chi è umile e silenzioso e attento alla mia Parola?”. 


Il nostro cuore silenzioso e, quindi, sinceramente amante, può divenire luogo di riposo nel quale la Parola si incarna e agisce. Il silenzio di noi stessi è il silenzio della distrazione e dell’affanno; così il nostro cuore è libero di rivolgersi verso ciò che più lo attrae, verso Colui che lo ha plasmato, per adorarlo, ringraziarlo, pregarlo. 


Giovanni Climaco ci descrive il cammino dell’uomo saggio e prudente che sa apprezzare il silenzio. “Chi si impegna in una vita di quiete, di solitudine e silenzio esteriore e interiore come stato di vita o come intenzione di penetrare in profondità il mistero in spazi di tempo ritagliati fedelmente, matura questa scelta dopo aver sperimentato il disagio del frastuono, dopo aver subito il danno delle aggressioni alla serenità di vita. E’ quindi stimolato a fuggire da questo mondo senza disprezzarlo, ma continuando a vivere in esso con la speranza di trasformarlo; è anche questa scelta un vendere i propri averi per essere liberi di servire il Signore, di sottomettersi alla sua volontà per nutrirsi del vero pane di vita”. 


Tanti santi, religiosi e laici, hanno dato il loro prezioso contributo con una testimonianza di vita che conforta il cammino di ognuno di noi. È possibile ed è fruttuoso seguire il loro esempio e al tempo stesso lasciare spazio alla nostra creatività per vivere in modo personale ed unico l’incontro con Dio, in un tempo tutto consacrato a Lui. L’intimità con Dio dà pienezza alla nostra vita. Il silenzio di indifferenza, di disprezzo, di orgoglio, di omertà, di viltà, ci conduce al vuoto, alla morte, come lo stordimento provocato da tante parole e azioni inutili, tanti rumori e frastuoni di cui sembra non si possa fare più a meno…Il silenzio “buono” ci aiuta a vivere l’obbedienza, ci preserva dal vizio anche di giudicare il prossimo; è conquista di una semplicità di vita. Apre il nostro orecchio alla voce che risuona nell’intimo di tutte le cose. “La natura è muta per chi parla sempre. Del resto anche nelle parole dei nostri simili ci è dato di coglierne il senso profondo solo se sappiamo tacere” afferma Romano Guardini.


Nella solitudine del Monte Carmelo, dove vivevano i primi carmelitani, regnava un gran silenzio, gli unici rumori erano quelli della natura. L’origine del silenzio raccomandato dalla nostra Regola, ha però radici bibliche; non è assenza di rumori assordanti, non è essenzialmente interiore. È la capacità di attesa di qualcosa che non dipende da noi. Forse oggi si è persa la percezione di questo valore, del silenzio che genera quiete, dell’attesa e quindi della calma dell’abbandono, della fede in Colui nelle cui mani è la nostra vita, l’umiltà di accettare che non siamo onnipotenti ma dipendiamo da Qualcuno. La nostra Regola raccomanda di coltivare il silenzio anche come controllo della lingua, come sentiero concreto per raggiungere il silenzio più profondo. È il vegliare sulla propria condotta come custodia di ciò che intimamente vive in noi. Nella Regola il silenzio è un’arma da usare nella lotta spirituale. È attraverso il silenzio che tutti i valori della vita carmelitana, poco a poco, si vanno assimilando e incarnando nella vita. Il silenzio è la condizione necessaria per l’incontro con Dio, è importante per la relazione con il prossimo, con noi stessi, con la natura e con le cose. È importante per la salute fisica e psichica delle persone. È lo spazio di “sintesi finale” dove la persona possiede se stessa, dove parla con Dio, dove si prepara per poter parlare con il fratello. Silenzio è saper ascoltare. È una condizione per procedere sereni nel cammino della vita…


Se desideri approfondire questo tema sul valore del "silenzio" nella vita spirituale, porci domande o avere un confronto di idee e riflessioni, scrivici all'e-mail: carmelo.s.concezione@gmail.com

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