La Parola di Dio

La Regola Carmelitana ci esorta a meditare giorno e notte la Parola del Signore; è un invito tratto dalle Scritture ed è quindi rivolto non solo a noi carmelitani, ma a tutti coloro che il Signore ha chiamato figli in Cristo Gesù. Quello che spetta al Carmelo è esprimere con ogni mezzo e particolarmente con la vita stessa, il primato di Dio, attraverso una preghiera incessante, fatta di ascolto della sua Parola e dialogo denso di gratitudine, di richiesta di grazia per tutto il popolo. I documenti del Concilio Vaticano II sottolineano la bellezza e la necessità di nutrirsi della Parola; la Dei Verbum, Costituzione Dogmatica sulla Divina Rivelazione, propone una riflessione sull’ampiezza di significato che nella Rivelazione divina assume il termine “Parola di Dio”; sul mistero di Cristo espressione piena e perfetta della Parola di Dio; sul mistero della Chiesa, sacramento della Parola di Dio. Integriamo questa riflessione con il primo capitolodi “La Parola di Dio nella Vita e nella Missione della Chiesa – Instrumentum laboris - XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi”.


“In religioso ascolto della parola di Dio e proclamandola con ferma fiducia, il santo Concilio fa sue queste parole di san Giovanni: « Annunziamo a voi la vita eterna, che era presso il Padre e si manifestò a noi: vi annunziamo ciò che abbiamo veduto e udito, affinché anche voi siate in comunione con noi, e la nostra comunione sia col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo » (1 Gv 1,2-3). Perciò seguendo le orme dei Concili Tridentino e Vaticano I, intende proporre la genuina dottrina sulla divina Rivelazione e la sua trasmissione, affinché per l'annunzio della salvezza il mondo intero ascoltando creda, credendo speri, sperando ami .


Natura e oggetto della Rivelazione. 


Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelarsi in persona e manifestare il mistero della sua volontà (cfr. Ef 1,9), mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, hanno accesso al Padre nello Spirito Santo e sono resi partecipi della divina natura (cfr. Ef 2,18; 2 Pt 1,4). Con questa Rivelazione infatti Dio invisibile (cfr. Col 1,15; 1 Tm 1,17) nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici (cfr. Es 33,11; Gv 15,14-15) e si intrattiene con essi (cfr. Bar 3,38), per invitarli e ammetterli alla comunione con sé. Questa economia della Rivelazione comprende eventi e parole intimamente connessi, in modo che le opere, compiute da Dio nella storia della salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle parole, mentre le parole proclamano le opere e illustrano il mistero in esse contenuto. La profonda verità, poi, che questa Rivelazione manifesta su Dio e sulla salvezza degli uomini, risplende per noi in Cristo, il quale è insieme il mediatore e la pienezza di tutta intera la Rivelazione.


Preparazione della Rivelazione evangelica. 


Dio, il quale crea e conserva tutte le cose per mezzo del Verbo (cfr. Gv 1,3), offre agli uomini nelle cose create una perenne testimonianza di sé (cfr. Rm 1,19-20); inoltre, volendo aprire la via di una salvezza superiore, fin dal principio manifestò se stesso ai progenitori. Dopo la loro caduta, con la promessa della redenzione, li risollevò alla speranza della salvezza (cfr. Gn 3,15), ed ebbe assidua cura del genere umano, per dare la vita eterna a tutti coloro i quali cercano la salvezza con la perseveranza nella pratica del bene (cfr. Rm 2,6-7). A suo tempo chiamò Abramo, per fare di lui un gran popolo (cfr. Gn 12,2); dopo i patriarchi ammaestrò questo popolo per mezzo di Mosè e dei profeti, affinché lo riconoscesse come il solo Dio vivo e vero, Padre provvido e giusto giudice, e stesse in attesa del Salvatore promesso, preparando in tal modo lungo i secoli la via all'Evangelo.


Cristo completa la Rivelazione


Dopo aver a più riprese e in più modi, parlato per mezzo dei profeti, Dio « alla fine, nei giorni nostri, ha parlato a noi per mezzo del Figlio» (Eb 1,1-2). Mandò infatti suo Figlio, cioè il Verbo eterno, che illumina tutti gli uomini, affinché dimorasse tra gli uomini e spiegasse loro i segreti di Dio (cfr. Gv 1,1-18). Gesù Cristo dunque, Verbo fatto carne, mandato come «uomo agli uomini », « parla le parole di Dio » (Gv 3,34) e porta a compimento l'opera di salvezza affidatagli dal Padre (cfr. Gv 5,36; 17,4). Perciò egli, vedendo il quale si vede anche il Padre (cfr. Gv 14,9), col fatto stesso della sua presenza e con la manifestazione che fa di sé con le parole e con le opere, con i segni e con i miracoli, e specialmente con la sua morte e la sua risurrezione di tra i morti, e infine con l'invio dello Spirito di verità, compie e completa la Rivelazione e la corrobora con la testimonianza divina, che cioè Dio è con noi per liberarci dalle tenebre del peccato e della morte e risuscitarci per la vita eterna. L'economia cristiana dunque, in quanto è l'Alleanza nuova e definitiva, non passerà mai, e non è da aspettarsi alcun'altra Rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo (cfr. 1 Tm 6,14 e Tt 2,13).


Accogliere la Rivelazione con fede


A Dio che rivela è dovuta « l'obbedienza della fede» (Rm 16,26; cfr. Rm 1,5; 2 Cor 10,5-6), con la quale l'uomo gli si abbandona tutt'intero e liberamente prestandogli « il pieno ossequio dell'intelletto e della volontà » e assentendo volontariamente alla Rivelazione che egli fa. Perché si possa prestare questa fede, sono necessari la grazia di Dio che previene e soccorre e gli aiuti interiori dello Spirito Santo, il quale muova il cuore e lo rivolga a Dio, apra gli occhi dello spirito e dia « a tutti dolcezza nel consentire e nel credere alla verità ». Affinché poi l' intelligenza della Rivelazione diventi sempre più profonda, lo stesso Spirito Santo perfeziona continuamente la fede per mezzo dei suoi doni.


Le verità rivelate


Con la divina Rivelazione Dio volle manifestare e comunicare se stesso e i decreti eterni della sua volontà riguardo alla salvezza degli uomini, «per renderli cioè partecipi di quei beni divini, che trascendono la comprensione della mente umana ». Il santo Concilio professa che « Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza con il lume naturale dell'umana ragione a partire dalle cose create» (cfr. Rm 1,20); ma insegna anche che è merito della Rivelazione divina se « tutto ciò che nelle cose divine non è di per sé inaccessibile alla umana ragione, può, anche nel presente stato del genere umano, essere conosciuto da tutti facilmente, con ferma certezza e senza mescolanza d'errore ». (Dalla costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione DEI VERBUM)


La Parola di Dio è come un canto a più voci, in quanto Dio la pronuncia in molte forme e in diversi modi (cf. Eb 1, 1), entro una lunga storia e con diversità di annunciatori, ma dove appare una gerarchia di significati e di funzioni.

a. La Parola di Dio ha per patria la Trinità, da cui proviene, da cui è sorretta e a cui ritorna, testimonianza permanente dell’amore del Padre, dell’opera di salvezza del Figlio Gesù Cristo, dell’azione feconda dello Spirito Santo. Alla luce della Rivelazione, la Parola è il Verbo eterno di Dio, la seconda persona della Santissima Trinità, il Figlio del Padre, fondamento della comunicazione intratrinitaria e ad extra: «In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste» (Gv 1, 1-3; cf. Col 1, 16).

b. Perciò il mondo creato narra la gloria di Dio (cf. Sal 19, 1). All’inizio del tempo, con la sua Parola Dio crea il cosmo (cf. Gn 1, 1), ponendo nella creazione il sigillo della sua sapienza, per cui tutto è sua voce (cf. Sir 46, 17; Sal 68, 34). È la persona umana in particolare, perché creata ad immagine e somiglianza di Dio (cf. Gn 1, 26), che resta per sempre segno inviolabile ed interprete intelligente della sua Parola. Dalla Parola di Dio, infatti, la persona riceve la capacità per entrare in dialogo con Lui e con la creazione. Sicché Dio ha reso l’intera creazione, e la persona in primis, «una testimonianza perenne di sé» (DV 3). Dato che «tutte le cose sono state create per mezzo di lui (Cristo) e in vista di lui [...] e tutte sussistono in lui» (Col 1, 16-17), «“germi del Verbo” (AG 11.15), “raggi della verità che illumina tutti gli uomini” (NA 2) [...] si trovano nelle persone e nelle tradizioni religiose dell’umanità».

c. «Il Verbo si fece carne» (Gv 1, 14): Parola di Dio, ultima e definitiva è Gesù Cristo, la sua persona, la sua missione, la sua storia, intimamente unite, secondo il piano del Padre, che culmina nella Pasqua ed ha il suo compimento quando Gesù consegnerà il Regno al Padre (cf. 1 Cor 15, 24). Egli è il Vangelo di Dio ad ogni persona umana (cf. Mc 1, 1).

d. In vista della Parola di Dio che è il Figlio incarnato, il Padre ha parlato nei tempi antichi per mezzo dei profeti (cf. Eb 1, 1) e in forza dello Spirito gli Apostoli continuano l’annuncio di Gesù e del suo Vangelo. Così, la Parola di Dio è espressa con parole umane nell’annuncio dei profeti e degli Apostoli.

e. La Sacra Scrittura, fissando per divina ispirazione i contenuti rivelati, attesta, in maniera autentica, di essere veramente Parola di Dio (cf. DV 24), del tutto orientata a Gesù, perché «sono proprio esse (le Scritture) che mi rendono testimonianza» (Gv 5, 39). Per il carisma dell’ispirazione i libri della Sacra Scrittura hanno una forza di appello diretto e concreto, che non hanno altri testi o interventi umani.

f. Ma la Parola di Dio non resta chiusa nello scritto. Se, infatti, la Rivelazione si è conclusa con la morte dell’ultimo apostolo (cf. DV 4), la Parola rivelata continua ad essere annunciata ed ascoltata nella storia della Chiesa, che si impegna a proclamarla al mondo intero per rispondere al suo bisogno di salvezza. Così la Parola continua la sua corsa nella predicazione viva, che abbraccia le diverse forme di evangelizzazione, in cui eccellono l’annuncio e la catechesi, la celebrazione liturgica e il servizio della carità. La predicazione, nel senso ora detto, sotto la potenza dello Spirito Santo, è Parola del Dio vivo comunicata a persone vive.

g. Entrano nell’ambito della Parola di Dio, come frutto dalle radici, le verità di fede della Chiesa in campo dogmatico e morale. Da questo quadro si può comprendere che quando si annuncia nella fede la rivelazione di Dio si compie un evento rivelatorio che si può chiamare veramente Parola di Dio nella Chiesa. (Da“La Parola di Dio nella Vita e nella Missione della Chiesa – Instrumentum laboris - XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi”).


Se desideri approfondire questo tema sulla Parola di Dio, porci domande o avere un confronto di idee e riflessioni, scrivici all'e-mail: carmelo.s.concezione@gmail.com

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