Fede e fraternità

J.M.J.E.

           FEDE E FRATERNITA’


Noi carmelitani, in veste di fratelli e sorelle della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, chiamati fin dalle prime formulazioni della nostra Regola Carmelitana “amati figli in Cristo” da S. Alberto, Patriarca di Gerusalemme, vorremmo proporre una riflessione sulla dimensione ecclesiale della Fraternità, intesa come comunione spirituale ed umana tra più fratelli uniti dall’unica Fede in Gesù, morto e Risorto per la nostra salvezza.


I fondamenti della nostra Fede.


I fondamenti della nostra professione di fede cristiana e cattolica ci indicano, innanzitutto, che noi crediamo in un solo Dio che è Padre e come tale ci è stato rivelato dal Figlio suo Gesù.

Il primo atto della nostra fede è dunque quello di credere che Dio è uno e che è Padre di tutti gli uomini, dunque tutti possiamo riconoscerci fratelli nell’unico Dio.

Gesù Cristo, Figlio di Dio, è nostro Primo Fratello che ci mostra il volto misericordioso del Padre divino e si mette al nostro fianco con un amore così grande che traspare in tutta la sua vita e ancor più nella sua morte, e come Fratello e Maestro ci indica la via per ritornare al Regno del Padre come figli redenti.

La preghiera che Gesù ci ha insegnato, il c.d. Padre nostro (Mt 6, 9-13), mostra chiaramente che tutti gli uomini e le donne possono pregare come figli di Dio e fratelli nell’unico Padre, al quale innalzare la lode e la richiesta di perdono per i propri peccati e vivere eternamente uniti in Lui.


La fraternità “costruita ed edificata” da Gesù.


Alla luce della Buona Notizia annunciata da Gesù, possiamo chiederci in quale modo sia possibile costruire una fraternità nella quale tutti gli appartenenti si riconoscano fratelli in quanto figli dell’unico Padre che è Dio.

Il primo modello a cui possiamo ispirarci è proprio la comunità che Gesù stesso ha costruito intorno a sé, riflettendo sui tempi e modalità di edificazione, difficoltà ed imprevisti, ostacoli e controindicazioni.

Come è possibile leggere soprattutto nei Vangeli sinottici (Marco, Matteo e Luca), Gesù dopo essere stato sospinto dallo Spirito Santo nel deserto per essere tentato da Satana 40 giorni, inizia la sua predicazione in Galilea, successivamente all’arresto di Giovanni il Battista.

Pare ragionevole credere che il tempo trascorso nel deserto abbia permesso a Gesù di essere reso forte dallo Spirito Santo, il quale lo ha sostenuto nella conoscenza di tutte le prove a cui è soggetta la natura umana ferita dal peccato e gli ha fornito i mezzi per lottare e vincere tutte le tentazioni diaboliche. 

In tal modo Gesù è stato fortificato e reso pronto ad annunciare il Vangelo di Dio a coloro che abitavano nelle terre di Galilea che lui stesso conosceva fin da bambino. Gesù, infatti, conosce il luogo e le caratteristiche umane e spirituali dei luoghi in cui predica grazie all’infanzia ivi trascorsa con Maria e Giuseppe. 


La chiamata ad essere “discepoli e fratelli” di Gesù.


Gesù inizia a scegliere e chiamare i suoi primi “fratelli spirituali”, i discepoli, tra i pescatori intenti a lavare le reti dopo una lunga, ma infruttuosa pesca notturna presso il lago di Genèsaret.

La risposta dei primi 4 discepoli sembra avere come motivo di aggregazione la conoscenza della persona umana di Gesù, già noto ed ammirato per la sua sapienza di maestro ed annunciatore del Regno dei Cieli. Il desiderio di conoscere il Cristo sembra motivare i discepoli ad osservare come Lui vive, come si comporta, come si relaziona con la gente che lo incontra; di conseguenza essi sperimentano personalmente il rapporto con Lui, osservano il suo operato di predicatore del Vangelo, guaritore degli ammalati, liberatore degli indemoniati ed ascoltano i suoi insegnamenti, imparando a pregare con Lui.

Dopo aver completato la chiamata dei primi discepoli, Gesù si ritira sul monte a pregare in intimo colloquio con Dio Padre e chiama a sé gli Apostoli, cioè coloro che staranno con Lui e saranno mandati a predicare. 

Gesù sembra fornire al gruppo dei primi chiamati una struttura, in cui Lui è al centro e conferisce i poteri di guarigione dalle malattie e liberazione dai demoni.


La fede pre-pasquale degli Apostoli rafforzata tramite le prove.


I primi 12 Apostoli costituiti da Gesù iniziano a sperimentare gli effetti della sequela a cui sono chiamati da Cristo, esercitando i ministeri che Egli ha loro conferito con i poteri di guarigione e liberazione. Contestualmente essi sembrano porsi i primi interrogativi su chi sia Gesù per loro e quali siano le motivazioni alla base della loro scelta di vita, nel momento in cui i dissensi e le persecuzioni si facevano gradualmente più violente verso coloro che erano considerati profeti, primo fra tutti Giovanni il Battista decapitato dal re Erode tetrarca.

In questa fase sembra importante per Gesù che i suoi discepoli vivano situazioni nelle quali la loro fede in Lui è messa alla prova per essere rinforzata, non solo attraverso l’ascolto degli insegnamenti e delle parabole da Lui raccontate, ma esortandoli a mettersi al servizio di Dio attraverso il concreto servizio ai fratelli più poveri e bisognosi (cfr. moltiplicazione dei pani Mt 14, 13-21).

Pietro, tra i discepoli, sembra essere colui che mostra più ammirazione per Gesù, nonché zelo e ardore nel servizio. Tuttavia, all’insorgere delle prime difficoltà pratiche sopraggiunte durante il viaggio in barca per attraversare il lago, la fiducia di Cèfa in ciò che gli dice Gesù, cioè di camminare sulle acque agitate dal vento, vacilla, per essere poi rinsaldata dal Maestro, il quale comanda alla tempesta di calmarsi, salvandolo dall’annegamento e mostrando a lui e a tutti i compagni di essere veramente il Figlio di Dio.

Queste esperienze di “prova nella fede e della fede” per i discepoli si susseguono in una serie di eventi: i confronti serrati tra Gesù e i farisei, la predicazione alle folle di persone, il servizio agli affamati tramite la moltiplicazione dei pani, la guarigione degli ammalati, e tutte le situazioni che condurranno gradualmente alla maturazione della fede all’interno del gruppo dei 12 fino alla professione di fede di Pietro, il quale a rappresentanza dei compagni di sequela, riconosce Gesù come il Cristo, il Figlio del Dio Vivente. 

Dalla professione di fede di Pietro in poi comincia un’ulteriore fase di crescita nella fede da parte degli apostoli: Gesù annuncia loro in più occasioni la Sua futura Passione e Morte e ritiene indispensabile mostrarsi nella sua divinità sul monte Tabor a Pietro, Giacomo e Giovanni quali discepoli a lui più vicini. 

Da questo momento in poi il gruppo dei 12 Apostoli sembra più coeso intorno a Gesù, ma esso non sembra avere ancora piena coscienza delle proprie fragilità umane e spirituali. 

Nell’approssimarsi della Passione del loro Maestro i discepoli sembrano tenere alcuni atteggiamenti che potrebbero minare alla base la costruzione e la sopravvivenza del gruppo così come di qualunque fraternità spirituale ed umana centrata sulla Persona di Cristo Gesù.


1) La ricerca di sé e della propria grandezza. 


Il primo atteggiamento che Gesù corregge all’interno del gruppo apostolico da Lui costituito è la ricerca della propria grandezza e della propria reputazione personale in termini di potere e predominio sui fratelli.

L’esperienza di intensa partecipazione al ministero di Gesù ha fatto emergere con verità quali disagi spirituali forse si annidano nei cuori degli stessi discepoli i quali a fronte di un annuncio drammatico come quello della Passione di Cristo, ne percepiscono fino ad un certo punto l’importanza, preoccupandosi di chi sarà il suo successore e di chi sarà il più grande fra loro (Mc 9, 33; per i figli di Zebedeo cfr. Mc 10, 35-40). 

Sembra importante riflettere sulle dinamiche negative che hanno animato gli apostoli intorno a Gesù per chiederci oggi come esse potrebbero ripresentarsi nelle realtà comunitarie e di fraternità costruite in nome di Cristo, presentandone alcuni esempi: la grandezza o vanto di sé ricercate tramite l’ostentazione di doni umani quale è la bellezza esteriore, la maggiore capacità intellettuale, le esperienze di vita (anche spirituale) acquisite, la maggiore incidenza economica, la maggiore visibilità pubblica tramite mass media, strumenti informatici e raccolta di consenso ed approvazione verso la propria persona. 

Ulteriore atteggiamento pericoloso per l’unità fraterna sembra essere la c.d. rivendicazione verso Dio e i fratelli di quanto “fatto e servito” in nome di Dio e nei confronti del prossimo. Infatti, è importante domandarsi quale sia “l’impulso negativo” che spinge a recriminare nei confronti dei propri famigliari, fratelli o sorelle, amici o colleghi di lavoro quanto eseguito in più degli altri od ottenuto con maggior sacrificio rispetto ad altri per rendersi conto che forse si è maturato un disagio, ossia l’assenza di gratuità del proprio “dare” e l’autoreferenzialità del proprio servizio. E’ necessario, inoltre, considerare che tale atteggiamento potrebbe generare anche forme di frustrazione in quei fratelli che sembrano aver servito di meno esteriormente per le sole minori capacità naturali e spirituali, costringendoli così ad inutili sofferenze o addirittura a lasciare il gruppo di appartenenza.


2) Corporativismo e senso di appartenenza sterile  e  chiuso.


Un altro atteggiamento da cui Gesù sembra mettere in guardia è descritto nell’episodio in cui i discepoli chiedono al Maestro se chi non appartiene al gruppo costituito possa guarire i malati in nome del Figlio di Dio (Mc 9,38 e ss.). Gesù sembra distinguere tra il sano sentimento di appartenenza al corpo apostolico che Lui sta costruendo intorno a sé, rispetto al corporativismo in cui può degenerare lo stesso senso di appartenenza ove ciò determini una chiusura del gruppo rispetto a chi crede nel Nome di Gesù al di fuori di esso, oltre a poter anche manifestare l’intento di assicurarsi poteri e privilegi che solo Dio in realtà conferisce.

Il rischio vissuto dagli apostoli in questa situazione sembra potersi ripresentare oggi nelle forme di aggregazione ispirate ad una mentalità “commerciale” dei rapporti umani, ove l’appartenenza al gruppo è proposta con finalità “lucrative”, cioè come ricerca di quantità di membri per strumentalizzare il gruppo stesso a proiezione della propria personalità oppure al contrario di escludere la possibilità di appartenenza laddove si tema che il proprio primato o privilegio possa essere messo in discussione.


3) Lo “scandalo dei piccoli”.


Ostacolo alla testimonianza fraterna di fede e di coerenza umana orientata da un codice morale condiviso è il c.d. scandalo, cioè il comportamento che ostacola il cammino di fede altrui per la stridente distanza tra la presunta testimonianza  personale di fede e la vita quotidiana. 

I discepoli vengono messi duramente in guardia da questo rischio, in quanto essi sono stati chiamati ad essere Apostoli non per se stessi, ma per coloro che crederanno in Cristo grazie alla loro predicazione illuminata dallo Spirito Santo.

Non appare inadatto ai nostri tempi questo richiamo del Signore Gesù, soprattutto nelle più urgenti questioni morali che si affacciano alla coscienza individuale e collettiva: con modi e tempi sempre più aggressivi e incalzanti vengono presentati come modelli alcuni atteggiamenti solo apparentemente finalizzati alla valorizzazione della dignità umana; la tentazione di cedere al disimpegno e all’acquiescenza verso tali comportamenti è motivata dalle false motivazioni che vengono avanzate per giustificarle sotto apparenza di “bene”, rivelandosi in realtà manifestamente contrarie alla fede cristiana e alla vita umana in generale. 

Oggi non appare chiara la lotta tra bene e male come nelle forme di contrasto del passato, bensì sembra più urgente la necessità di formare coscienze sensibili alla distinzione tra ciò che è bene e ciò che è male, laddove ciò che è male viene rappresentato come falso bene per l’uomo e la sua esistenza, mentre ciò che è bene viene declassato ad anacronismo e mezzo di repressione della libertà umana.


La Passione di Gesù.


Nell’approssimarsi della Passione, Gesù prega per i propri discepoli e li prepara all’evento doloroso, mettendoli in guardia dai falsi profeti affinché al Suo ritorno siano pronti ad accoglierLo.

Gesù sembra consapevole di quanto sarà grande la prova per la fede dei suoi discepoli e li invita a saper leggere i segni della venuta gloriosa del Figlio di Dio e ad interpretare gli eventi della Sua Passione. Per questo motivo annuncia loro ciò che può minare alla base l’esistenza del gruppo degli Apostoli: il tradimento della fiducia del Maestro e del patto fraterno di appartenenza costituito in nome di Dio.  

In prossimità dell’evento della Passione che metterà a rischio la stabilità e l’esistenza stessa del gruppo degli Apostoli, Gesù li riunisce intorno a sé, lava loro i piedi in segno di servizio come supremo atto di donazione e di amore nei loro confronti, istituisce l’Eucarestia, proclamando loro che il pane ed il vino da Lui consacrati sono il Suo Corpo e il Suo Sangue per la salvezza dell’umanità tutta.

La presenza del Risorto nell’Eucarestia.

Cristo lascia ai discepoli la Sua presenza Eucaristica nel pane e nel vino, indicando loro il luogo ed il modo con cui il gruppo dei 12 potrà vincere ogni divisione e minaccia alla propria coesione fraterna: la Santa Eucaristia.

Il Corpo Eucaristico sarà il cibo che renderà Corpo lo stesso gruppo che è la Chiesa nella sua struttura embrionale, il Sangue da Lui versato sarà bevanda di vita e salvezza per tutti i fratelli che si pentiranno e chiederanno perdono a Dio Padre.

La forza salvifica e redentiva della presenza di Cristo Risorto nell’Eucarestia è base fondante delle fede degli Apostoli che solo dopo la Resurrezione potranno comprendere il gesto compiuto da Gesù durante l’Ultima Cena.

L’Eucarestia, inoltre, sarà il cibo che rafforzerà la loro fede anche quando avranno preso coscienza di aver tradito il Maestro lasciandolo solo e rinnegandolo: in quel momento si apriranno gli occhi del loro cuore sulla verità di se stessi, sulla propria debolezza e fragilità e potranno trovare la forza di chiedere perdono a Dio Padre, il cui Amore è più grande di qualunque loro peccato.


L’atto di fede nella fraternità.


Credere nell’amore di Dio che vince il male ed il peccato è il più grande atto di fede che gli Apostoli sono stati chiamati, per vocazione soprannaturale, a compiere insieme come fratelli uniti da Gesù in un unico corpo. 

La forza e il coraggio di proclamare la propria fede in Gesù e di riconoscersi come fratelli grazie a Lui è solo dono di Dio e prescinde completamente dalle capacità e potenzialità umane, essendo Dio stesso a donare la fede a coloro che si sottomettono alla Sua Volontà e chiedono umilmente il dono della fede.

La Fraternità, dunque, si presenta come il luogo ove Gesù si fa presente in modo tangibile con il Suo Spirito di Risorto ed ove è possibile apprendere i fondamenti della fede, crescere nella stessa e proclamarla con l’aiuto dei fratelli.

Infatti, il confronto con i fratelli può portare alla maturazione della fede in Cristo e alla fiducia verso coloro che sono vicini come compagni prossimi di cammino. 

Nell’esperienza di fraternità non possono celarsi mal comprese forme di accoglienza o amicizia che fondano la propria motivazione sui gesti esteriori, su atteggiamenti basati su instabili sensazioni emozionali o sulla condivisione di bisogni egoistici in nome dei quali si manifesta il proprio “apparente amore” verso il prossimo. 

La fede vissuta in fraternità non sembra aver bisogno di gesti ed atteggiamenti esteriori volti ad attirare l’attenzione affettiva su di sè, ma di posture interiori di preghiera e liturgia vissute con i fratelli nella fedeltà a Dio e nella perseveranza del servizio reciproco. 

La fede porta dello Spirito Santo per accogliere il fratello più debole.

La fede completa la dimensione naturale dell’uomo e la eleva a quella soprannaturale di Dio secondo modalità che la fraternità può insegnare, soprattutto laddove il fratello più debole, cioè colui che percorre il doloroso percorso di autoconoscenza di se stesso nell’accettazione delle proprie fragilità ed infedeltà, è lui stesso accolto non per mero sentimento umano soggetto all’instabilità del momento, ma per fede e grazie all’atto di fede che fa cadere ogni divisione che egli voglia o possa causare all’interno del gruppo di fratelli.

Ogni cristiano è chiamato a compiere questo atto di fede nella Chiesa, nella famiglia, nel luogo di lavoro, nel proprio gruppo o associazione, perché con fede possa proclamare di non avere nemici, ma solo fratelli in Cristo, anche di fronte alle vicende più dolorose della propria esistenza. 

L’uomo non credente posso crederlo mio fratello con l’atto di fede, cioè credo che è mio fratello perché credo in Colui che ha dato la vita per me, Gesù Cristo.

Colui che tradisce la mia fiducia è mio fratello perché credo in Cristo che mi ridona sempre fiducia. 

Colui che mi inganna è mio fratello perché credo in Cristo che è fedele per sempre. Colui che uccide mio fratello è a sua volta mio fratello perché credo in Cristo che è la Vita eterna.

Come fratelli figli dell’unico Padre che è Dio, ci poniamo sotto la protezione della nostra unica Madre, la Santa Vergine Maria, che ci guida nel cammino e ci aiuta a percorrere il sentiero della fede illuminata dall’azione dello Spirito Santo. E’ Lei la Donna e la Madre che ha generato tutti noi come “figli nel Figlio di Dio” grazie al Suo “Eccomi”, grazie al suo atto di fede nascosto e silenzioso eppure straordinario e potente, che ad ogni istante della nostra vita ci stringe nel suo abbraccio immacolato per immergerci con Lei nella Misericordia di Dio. 


Se desideri approfondire questo tema sui fondamenti della nostra Fede, porci domande o avere un confronto di idee e riflessioni, scrivici all'e-mail: carmelo.s.concezione@gmail.com


Newsletter
Privacy Policy

La presente Privacy Policy ha lo scopo di descrivere le modalità di gestione dei siti Internet, di secondo e terzo livello, di proprietà del Monastero SS.ma Concezione, in riferimento al trattamento dei dati personali degli utenti/visitatori che li consultano. carmelitane.org tratta tutti i dati personali degli utenti/visitatori dei servizi offerti, nel pieno rispetto di quanto previsto dalla normativa nazionale italiana in materia di privacy e, in particolare del D. Lgs. 196/2003. Ove l'accesso a particolari servizi venga subordinato alla registrazione previa comunicazione di dati personali, viene fornita un'informativa specifica al momento della sottoscrizione dei servizi stessi. L'acquisizione dei dati, che possono essere richiesti, è il presupposto indispensabile per accedere ai servizi offerti sul sito. http://www.e-webbest.blogspot.com conserva i dati tecnici relativi alle connessioni (log) per consentire i controlli di sicurezza richiesti dalla Legge e al fine di migliorare la qualità dei servizi offerti e personalizzarli in relazione alle esigenze degli utenti/visitatori. I dati inseriti, se non diversamente indicato, non possono essere utilizzati per inviare periodicamente messaggi di posta elettronica contenenti pubblicità, materiale promozionale, iniziative promozionali. I dati personali, raccolti e conservati in banche dati di http://www.e-webbest.blogspot.com, sono trattati da collaboratori del titolare del trattamento in qualità di incaricati. Non sono oggetto di diffusione o comunicazione a Terzi, se non nei casi previsti dalla informativa e/o dalla Legge e, comunque, con le modalità da questa consentite. carmelitane.org provvede, in conformità con le vigenti disposizioni di legge in materia, alla registrazione dei file di log. Tali dati non consentono un'identificazione dell'utente se non in seguito ad una serie di operazioni di elaborazione e interconnessione, e necessariamente attraverso dati forniti da altri provider. Operazioni che potranno essere effettuate esclusivamente su richiesta delle competenti Autorità Giudiziarie, a ciò autorizzate da espresse disposizioni di legge atte a prevenire e/o reprimere i reati. Sul sito web carmelitane.org, sono utilizzati dei marcatori temporanei (cookie) che permettono di accedere al sito più velocemente. Per cookie si intende il dato informativo, attivo per la durata della connessione, che viene trasmesso da carmelitane.org al computer dell'utente al fine di permettere una rapida identificazione. L'utente può disattivare i cookie modificando le ipostazioni del browser, si avverte che tale disattivazione potrà rallentare o impedire l'accesso a tutto o parte del sito. L'invio da parte degli utenti/visitatori di propri dati personali per accedere a determinati servizi, ovvero per effettuare richieste in posta elettronica, comporta l'acquisizione da parte di carmelitane.org dell'indirizzo del mittente e/o di altri eventuali dati personali, tali dati verranno trattati esclusivamente per rispondere alla richiesta, ovvero per la fornitura del servizio, e verranno comunicati a terzi solo nel caso in cui sia necessario per ottemperare alle richieste degli utenti/visitatori stessi. Il trattamento viene effettuato attraverso strumenti automatizzati per il tempo strettamente necessario a conseguire gli scopi per i quali i dati sono stati raccolti e, comunque, in conformità alle disposizioni normative vigenti in materia. Specifiche misure di sicurezza sono osservate per prevenire la perdita dei dati, usi illeciti o non corretti ed accessi non autorizzati. carmelitane.org non può farsi carico della responsabilità di qualsiasi accesso non autorizzato né dello smarrimento delle informazioni personali al di fuori del proprio controllo. Il titolare del trattamento dei dati è Monastero SS.ma Concezione, Via Garibaldi, 1, Sutri 01015 (VT) che potrà utilizzare i dati per tutte le finalità individuate nell'informativa specifica fornita in occasione della sottoscrizione dei vari servizi. Gli utenti/visitatori hanno facoltà di esercitare i diritti previsti dall'art. 7 del D. Lgs. 196/03. In ogni momento, inoltre, esercitando il diritto di recesso da tutti i servizi sottoscritti, è possibile chiedere la cancellazione totale dei dati forniti. Art. 7. Diritto di accesso ai dati personali ed altri diritti L'interessato ha diritto di ottenere la conferma dell'esistenza o meno di dati personali che lo riguardano, anche se non ancora registrati, e la loro comunicazione in forma intelligibile. L'interessato ha diritto di ottenere l'indicazione: dell'origine dei dati personali; delle finalità e modalità del trattamento; della logica applicata in caso di trattamento effettuato con l'ausilio di strumenti elettronici; degli estremi identificativi del titolare, dei responsabili e del rappresentante designato ai sensi dell'articolo 5, comma 2; dei soggetti o delle categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza in qualità di rappresentante designato nel territorio dello Stato, di responsabili o incaricati. L'interessato ha diritto di ottenere: l'aggiornamento, la rettificazione ovvero, quando vi ha interesse, l'integrazione dei dati; la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non è necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati; l'attestazione che le operazioni di cui alle lettere a) e b) sono state portate a conoscenza, anche per quanto riguarda il loro contenuto, di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi, eccettuato il caso in cui tale adempimento si rivela impossibile o comporta un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato. L'interessato ha diritto di opporsi, in tutto o in parte: per motivi legittimi al trattamento dei dati personali che lo riguardano, ancorché pertinenti allo scopo della raccolta; al trattamento di dati personali che lo riguardano a fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale.