RIFLESSIONI PER IL MESE DI APRILE 2015

L'esperienza pasquale di S. Teresa


Introduzione


Santa Teresa si sentiva morire dal desiderio di vedere Dio... E' l'ardente desiderio che i santi condividono nella costante ricerca del volto del Signore: è desiderio di pienezza, è risposta ad una bellezza soprannaturale che attrae fortemente. Ci insegnano ad anticipare quel godimento, seppure con una visione imperfetta: percepire Dio presente nel cuore e intorno a noi è “esperienza pasquale” che si amplifica nel contatto incessante con la Parola, meditata e pregata, è esperienza che si rinnova ogni giorno e ci predispone a vivere la Pasqua eterna, la beata visione. L'esperienza fraterna, sostiene e alimenta le gioiose conquiste quotidiane conseguite in collaborazione con la grazia divina e consente di guardare il Risorto attraverso le esperienze di ognuno. In questo tempo liturgico forte in cui Cristo - che ci ha attirato dalla croce con il suo amore sofferto e totale per noi - ci parla da risorto, cerchiamo di cogliere le scintille quotidiane nelle quali riconosciamo il calore divino, la luce che ci fa intravedere alcuni tratti di quel Volto che cerchiamo affannosamente. Richiamiamo alla memoria il canto dell'exultet, il coro degli angeli, delle anime sante e beate che si unisce a quello delle anime militanti, le nostre, per cantare un inno di gloria al Signore trionfante... la terra è inondata di splendore. E' così, è necessario “aprire, spalancare gli occhi del cuore” per vedere questa meravigliosa realtà, perché la Vita ha vinto la morte e ciò che allontanandosi dal Bene si corrompe, non ha più l'ultima parola. Il popolo è in festa, convocato intorno al cero che simboleggia la vera luce: siamo consacrati all'amore del Padre, uniti nella comunione dei santi... Il desiderio di vederlo, almeno un poco, non rimanda necessariamente alla morte fisica: certamente qualcosa di noi deve morire per lasciar spazio alla grazia che sostiene l'impegno di ricerca, di intrattenimento con il Signore custodendo santi pensieri, perché il nostro cuore possa infiammarsi come quello dei discepoli di Emmaus, resi attenti alla Parola Viva e penetrante alla quale possiamo accedere ogni istante della nostra vita.

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In ascolto della Parola


Gv 20, 11-18


Maria invece stava all'esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro 12e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. 13Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l'hanno posto». 14Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. 15Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove l'hai posto e io andrò a prenderlo». 16Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che significa: «Maestro!». 17Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e di' loro: «Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro»». 18Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.


Commento

Maria Maddalena è incapace di riconoscere Gesù Risorto. Anche noi sperimentiamo a volte per la nostra poca fede questa cosa per l'incapacità di “vedere” spiritualmente e con cuore rinnovato. L'esempio di S. Teresa può aiutarci ad accorgerci della presenza di Gesù nella nostra vita.


DALLE OPERE DI SANTA TERESA DI GESU'


Dalla Vita 29, 4; 8-9


  1. Quasi sempre il Signore mi si presentava come risorto, anche quando mi apparve nell’ostia, tranne alcune volte in cui, per incoraggiarmi, se mi trovavo in tribolazioni, mi mostrava le sue piaghe; talvolta mi appariva in croce, talvolta nell’orto, raramente con la corona di spine, e anche sotto il peso della croce, qualche volta, secondo le mie necessità – ripeto – o di altre persone, ma sempre la sua carne appariva glorificata. [...]

8. Dopo poco tempo Sua Maestà, come mi aveva promesso, cominciò a indicare più chiaramente che era lui, perché in me aumentava tanto l’amore di Dio da non sapere chi me lo infondesse, essendo del tutto soprannaturale e non essendo io a procurarmelo. Mi sentivo morire dal desiderio di vedere Dio e non sapevo dove avrei dovuto cercare la mia vera vita se non nella morte. Mi assalivano così grandi impeti d’amore divino che, sebbene non fossero insopportabili come quelli di cui ho già parlato altrove né tanto importanti, tuttavia erano tali che non sapevo che cosa fare; nulla più mi soddisfaceva, non capivo più cosa accadesse in me e mi sembrava proprio che mi strappassero l’anima. [...]

  1. Chi non ha provato questi slanci così veementi non può farsene un’idea, perché non si tratta di emozioni di cuore né di certe devozioni che sogliono dare molte volte tali impulsi da sembrare, nell’impossibilità di contenerli, che soffochino lo spirito; questo avviene in un’orazione di grado inferiore e bisogna evitarli procurando di reprimerli con dolcezza, acquietando l’anima. [...] Pertanto, in principio, occorre gran discrezione perché tutto proceda con dolcezza e lo spirito si riveli operante interiormente; si procuri di evitare ogni manifestazione esterna.


Commento


S. Teresa condivide con noi la sua esperienza del Cristo Risorto maturata durante il cammino di crescita nella conoscenza di Dio tramite la preghiera. Teresa mai si allontana dalla Sacratissima Umanità di Gesù, perché in essa trova e contempla l'amore più ardente ed appagante ogni desiderio del suo cuore purificato da possibili illusioni.

Ella ci indica il discernimento spirituale di ogni moto interiore per poter vagliare l'autenticità dell'incontro con Gesù glorificato dalla Croce, in quanto è maestra nell'insegnare quanto la pace e la quiete siano i segni inconfondibili della vera via della fede che conduce alla “visione” di Dio fin da questa terra.


Dalla Vita

Cap. 37, 6


Oh, Re della gloria e Signore di tutti i re, il vostro regno non è difeso da fragili barriere, perché è eterno, e per voi non c’è bisogno di intermediari! Basta guardarvi per vedere, dalla maestà che mostrate, che voi solo meritate il nome di Signore; non avete bisogno di scorta né di guardie perché vi riconoscano Re. Difficilmente quaggiù si può riconoscere un re quando è solo. Per quanto egli si sforzi d’essere riconosciuto come tale, nessuno gli crede, non avendo nulla che lo distingua dagli altri. Per essere creduto re, gli occorre qualche insegna esteriore, e pertanto è giusto che usi di uno sfoggio fittizio di autorità perché, se non lo facesse, non godrebbe di alcuna considerazione. Dalla sua persona, infatti, non appare alcuna potenza, e l’autorità deve venirgli da altre cose. Oh, Signor mio, oh, mio Re! Se qui si potesse descrivere la Vostra Maestà! È impossibile riconoscere che siete la stessa Maestà, la cui contemplazione fa restare sbigottiti, ma più ancora stupisce, Signor mio, insieme con essa, vedere la vostra umiltà e l’amore che dimostrate a una creatura come me. Passato quel primo senso di timore e di sbigottimento che nasce dalla vista della Maestà Vostra, si può trattare con voi e parlarvi liberamente di ogni cosa, pur restando un più grande timore, quello di offendervi, ma non per paura del castigo, mio Signore, perché questo non ha alcuna importanza in confronto al timore di perdervi.


Commento


L'amore e l'umiltà di cui risplende il corpo glorioso e risorto del Signore Gesù, sono le insegne regali di un Dio che vuole continuamente attirarci al Suo Cuore Misericordioso per parlare ed entrare in un'intimità profonda con ciascuno dei Suoi figli. Santa Teresa vuol farci comprendere che la purificazione del cuore in un cammino di umiltà è essenziale per fare posto a Dio nella nostra anima, poiché solo un cuore puro sull'impronta del Cuore Immacolato della nostra Madre del Carmelo, la Beata Vergine Maria, è capace di accogliere Colui che per nostro amore da tutto se stesso a prezzo del Suo sangue.


Dal Castello interiore, Quinte Mansioni, Cap. 3, 11-12


11 - Quando vedo delle anime tutte intente a rendersi conto dell'orazione che hanno, e così concentrate quando sono in essa da far pensare che rifuggano dal più piccolo movimento e dal divertire il pensiero per paura di perdere quel po' di gusto e di devozione che sentono, mi persuado che ancora non conoscono come si arrivi all'unione. Pensano che sia tutto nel far così.

No, sorella mia! Il Signore vuole opere. Vuole, ad esempio che non ti curi di perdere quella devozione per consolare un'ammalata a cui vedi di poter essere di sollievo, facendo tua la sua sofferenza, digiunando tu, se occorre, per dare a lei da mangiare; e ciò non tanto per lei, quanto perché sai che questa è la volontà di Dio.

Ecco in che consiste la vera unione con il volere di Dio!

Altrettanto se senti lodare una persona: devi rallegrarti di più che se quelle lodi fossero per te. E questo ti sarà facile, se avrai l'umiltà, nel qual caso le lodi sono piuttosto di pena. E ancora, godere che le virtù delle sorelle, siano conosciute, sentir pena di un loro difetto, come se fosse tuo, e cercare di coprirlo. Ma su questo punto mi sono già estesa in altro luogo.

12 - Sorelle, se in questo mancassimo, saremmo perdute! Piaccia a Dio che ciò non avvenga! Vi assicuro che facendo come ho detto, otterrete di arrivare a questa unione, mentre in caso contrario persuadetevi di non arrivarvi mai, nonostante che possiate avere devozione e delizie spirituali sino a credere d'esservi giunte, e andiate soggette, durante l'orazione di quiete, ad alcune piccole sospensioni, in base alle quali certe anime credono che tutto sia fatto.

Pregate il Signore che vi conceda l'amore del prossimo in tutta la sua perfezione e lasciate fare a Lui.

Se da parte vostra vi sforzerete e farete il possibile per procurarvelo; se costringerete la vostra volontà ad accondiscendere in tutte a quella delle sorelle, anche a scapito dei vostri diritti; se nonostante tutte le ripugnanze della natura, dimenticherete i vostri interessi per non attendere che ai loro, e, presentandosene l'occasione, prenderete su di voi ogni fatica per esentarne le altre, Egli vi darà più di quanto sappiate desiderare.


Commento


S. Teresa esprime in queste poche righe cosa sia la vera unione con il Cristo morto e risorto per noi, che non ci è dato di vedere personalmente in questa vita, in tutto il suo splendore di Re della Gloria; Egli si nasconde, infatti, nei fratelli e nelle sorelle che ci vivono accanto. Scoprire nei loro bisogni il volto del Risorto, è come incontrarlo ogni giorno.

Maria Maddalena non lo ha riconosciuto subito e anche a noi succede spesso la stessa cosa, specialmente se il Risorto si nasconde in una persona, che è a noi incomprensibile nei suoi comportamenti e atteggiamenti; eppure Cristo è lì e aspetta che noi accogliamo tale fratello o sorella per farci risorgere con Lui nella fraternità.


DOMANDE:

  • Faccio esperienza nella preghiera e nella mia vita quotidiana della “presenza” del Signore?

  • Cerco il Signore o sono distratto/a da qualcosa che spegne il desiderio di cercarlo?

  • Sono consapevole che la Risurrezione di Gesù è la méta raggiunta da Colui che prima ha percorso la via della Croce?

  • In che modo manifesto la mia vita nuova in Cristo Risorto?

  • Cerco di fare esperienza della Gioia Pasquale, cioè della presenza di Gesù Risorto nella fraternità, nella comunità e nella famiglia in cui vivo.


Preghiera


Apocalisse 19, 5-7


5 Partì dal trono una voce che diceva:
«Lodate il nostro Dio,
voi tutti, suoi servi,
voi che lo temete,
piccoli e grandi!».
6 Udii poi come una voce di una immensa folla simile a fragore di grandi acque e a rombo di tuoni possenti, che gridavano:
«Alleluia.
Ha preso possesso del suo regno il Signore,
il nostro Dio, l'Onnipotente.
7 Rallegriamoci ed esultiamo,
rendiamo a lui gloria,
perché son giunte le nozze dell'Agnello;
la sua sposa è pronta.

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