La Regola carmelitana commentata dai Santi


[1] 

Alberto, per grazia di Dio Patriarca della Chiesa di Gerusalemme, ai diletti figli in Cristo B. e agli altri eremiti che, sotto la sua obbedienza, dimorano accanto alla Fonte al Monte Carmelo, salute nel Signore e benedizione dello Spirito Santo. 

“(Suor Maria Maddalena) …vedeva una colonna di porfido bellissimo, la cui grossezza era tale che 10 uomini non l’harebbono potuta abbracciare. Si posava sopra di una basa di finissimo oro alquanto coperta, e in su tutti a quattro e’ canti aveva un canale. […] Per dichiarare hora le sopradette cose, sì come da essa Suor Maria Maddalena habbiamo inteso, diciamo che la colonna significa la nostra religione; la basa d’oro sopra la quale si posa, denota come essa è fondata in charità; per quello che è alquanto coperta, dimostra come veramente si vede in essa regola che e’ santi padri che l’ordinorno hebbon più l’occhio alla perfezione interiore che alla penitentia e cose esteriore. […] Lo stile di cristallo che è nella sommità della colonna e si posa ancora sopra di una fonte che gli è canto, significa la dottrina che è inclusa nella regola, la quale non tira ad altro che all’unione con Dio significata per la rotondità dello stile. Si posa sopra della fonte che è il S.mo Sacramento, essendo esso il più certo ed efficace mezzo per unirsi a Dio che qual si voglia altro.

[…] La stella che guida essa colonna è la Vergine S.ma, nostra madre e protetrice, sotto la quale è intitolata la nostra regola, che con la sua particolar protetione e gratia ci aiuta condurre alla superna Hierusalem, dove finalmente ci habbiamo a condurre se saremo perfette osservatrice di essa nostra santa regola e costitutione. (Dalla “Probatione” di S. Maria Maddalena De’ Pazzi).

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Molte volte ed in molte maniere i santi Padri hanno stabilito in che modo ciascuno, in qualsiasi Ordine si trovi o qualunque forma di vita religiosa abbia scelto, debba vivere nell'ossequio di Gesù Cristo e servire fedelmente a Lui con cuore puro e con buona coscienza. 

“Vivere al cospetto del Dio vivente: questa è la nostra professione. Il santo profeta (Elia) ce lo ha già testimoniato. Egli stava alla presenza di Dio che rappresentava l’unico tesoro per cui abbandonare tutti i beni terreni”. S. Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein)

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Tuttavia, siccome ci chiedete di darvi una norma di vita in conformità al vostro proposito, secondo la quale dovrete regolarvi in avvenire: 

“La Regola è là, dal mattino alla sera, per esprimerci istante per istante, la volontà del buon Dio. Se sapesse come amo questa Regola, che è la forma nella quale egli mi vuole santa”. 

(B. Elisabetta della Trinità)

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Stabiliamo anzitutto che abbiate come Priore uno scelto tra voi, il quale venga eletto a questo ufficio per unanime consenso di tutti o della parte più numerosa e sana; al quale ciascuno degli altri prometta obbedienza e, avendola promessa, si sforzi poi di tradurla in pratica insieme con la castità e con la rinunzia al diritto di proprietà.

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Potrete avere delle dimore negli eremi o dove vi saranno state donate, adatte e convenienti alla osservanza della vostra vita religiosa, secondo quanto sembrerà opportuno al Priore ed ai fratelli.

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Inoltre, secondo lo spazio della dimora che avrete stabilito di abitare, ciascuno di voi abbia una cella separata, che verrà assegnata ad ognuno per disposizione dello stesso Priore e col consenso degli altri fratelli o della parte più sana.

“Se con impegno ed esattezza noi osserviamo le nostre Regole e Costituzioni, il Signore, come spero, esaudirà tutte le nostre preghiere. Non vi domando di più: solo che ci conformiamo alla nostra professione e a quello che la nostra vocazione richiede […].

Dice la nostra Regola primitiva che dobbiamo sempre pregare. Quest’obbligo è il più importante di tutti […]. (Santa Teresa di Gesù)

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In maniera tale, però, che consumiate nel refettorio comune i cibi che vi saranno dati, ascoltando in comune la lettura di qualche passo della Sacra Scrittura, ove potrà farsi comodamente.

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Non è lecito ad alcun fratello cambiare la dimora assegnatagli o permutarla con altri, se non col consenso del Priore in carica.

[9] 

La cella del Priore sia presso l'ingresso della dimora, affinché egli sia il primo ad incontrarsi con chi arriva alla suddetta dimora; e poi tutte le cose che si debbono fare si facciano secondo il volere e la disposizione di lui.

[10] 

Ciascuno rimanga nella propria cella o nelle vicinanze di essa, meditando giorno e notte nella legge del Signore e vigilando in orazione, a meno che non sia giustamente occupato in altre mansioni. 

“La cella ti sia piacevole, il piede lento ad uscirne, taci in ogni momento. Piangi, leggi e prega, alzati per tempo, in ogni ora discorri con te stesso”. (B. Jean Soreth)

[11] 

Coloro che sanno recitare le Ore canoniche con i chierici, le recitino secondo le prescrizioni dei santi Padri e la consuetudine approvata dalla Chiesa. Quelli che non le sanno recitare, dicano 25 Pater noster per la preghiera della veglia notturna, eccetto le Domeniche e le Feste solenni, nei quali giorni stabiliamo che il suddetto numero venga raddoppiato, in maniera che si dicano 50 Pater noster. La medesima orazione venga detta sette volte per le Lodi del mattino. Anche per le altre Ore si dica sette volte la medesima orazione per ciascuna Ora, eccetto che per i Vespri, in cui deve essere detta quindici volte.

“Com’ero fiera quand’ero ebdomadaria all’Ufficio, come dicevo a voce alta le orazioni in mezzo al Coro, perché pensavo che il sacerdote nella Messa diceva le stesse orazioni e che avevo come lui il diritto di pregare ad alta voce davanti al Santissimo sacramento, di dare le benedizioni, le assoluzioni, di leggere il Vangelo quando ero prima cantora…però posso dire che l’Ufficio è stato insieme la mia felicità e il mio martirio, perché avevo un così grande desiderio di recitarlo bene e di non farvi errori; e talvolta mi sono vista, dopo aver previsto un minuto prima quello che dovevo dire, lasciarlo passare senza aprire bocca per una distrazione involontaria. Eppure non credo che qualcuno possa desiderare più di me di recitare perfettamente l’Ufficio e di assistervi in Coro…Scuso molto le sorelle che dimenticano o che si sbagliano”. (S. Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo)

[12] 

Nessun fratello dica che una cosa è di sua proprietà, ma tutte le cose abbiatele in comune e vengano distribuite dal Priore, ossia dal fratello da lui designato a questo scopo, tenendo conto dell'età e delle necessità di ciascuno. 

[13] 

Potete anche avere degli asini o dei muli, qualora dovessero bisognarvi, e qualche allevamento di animali o volatili.

[14] 

Nel mezzo delle celle venga costruito, nel modo più conveniente, l'oratorio, nel quale dovete adunarvi la mattina di ogni giorno per ascoltare la Messa, ove si potrà fare comodamente.

[15] 

Nelle domeniche, oppure in altri giorni, riunitevi anche per trattare, se vi sarà bisogno, dell'osservanza dell'Ordine e della salvezza delle anime ed in questa occasione si correggano con carità le mancanze e le colpe che eventualmente si fossero riscontrate in qualche fratello. 

[16] 

Osservate il digiuno tutti i giorni, eccettuate le domeniche, dalla festa dell'Esaltazione della santa Croce fino alla domenica di Risurrezione, a meno che la malattia o la debolezza del corpo o un'altra giusta causa, non consigli di rompere il digiuno, perché la necessità non ha legge.

[17] 

Astenetevi dal mangiar carne, almeno che non ne dobbiate prendere come rimedio alla malattia o debolezza di costituzione. E siccome è necessario che trovandovi in viaggio molto spesso dobbiate mendicare, affinché non siate di peso a chi vi ospita, fuori delle vostre dimore, potrete fare uso di vivande cotte con carne; sul mare, poi, vi sarà lecito di cibarvi anche con carne.

[18] 

Siccome, poi, la vita dell'uomo sulla terra è un combattimento, e tutti coloro che vogliono vivere piamente in Cristo debbono sostenere delle lotte e inoltre siccome il vostro nemico, il diavolo, vi gira attorno come un leone ruggente, cercando chi divorare, attendete con ogni sollecitudine ad indossare le armi di Dio, affinché abbiate ad essere vincitori contro le insidie dell'avversario. 

“Questa lezione è dalla Regola […]. Mi piacerebbe che ci si abituasse a meditarla. Comincia col dire che la vita dell’uomo sulla terra è una tentazione. Possiamo rimanere a malapena per un’ora o una mezz’ora senza avere qualche tentazione o seccatura. Per questo è necessario restare sempre in guardia e resistere fin dall’inizio. Non c’è uno stato né un luogo tanto santo e tanto sicuro in cui non siamo sempre soggette alla tentazione.” (B. Francesca D’Amboise)

[19] 

I fianchi debbono cingersi col cingolo della castità; il petto deve fortificarsi con pensieri santi, perché sta scritto: il pensiero santo ti renderà incolume. Bisogna indossare la corazza della giustizia, in modo che abbiate ad amare il Signore Dio vostro con tutto il cuore, e con tutta l'anima e con tutta la forza, e il prossimo vostro come voi stessi. In tutte le cose deve impugnarsi lo scudo della fede, per mezzo del quale possiate spegnere tutti i dardi infuocati del maligno: difatti senza la fede è impossibile piacere a Dio. Deve inoltre essere posto sul capo l'elmo della salvezza, affinché attendiate la salvezza dall'unico Salvatore, il quale libererà il suo popolo dai suoi peccati. Infine, la spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori; e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore.

“Questa lezione è della Regola ed è un’esortazione che sarà molto utile considerare spesso. Vi mostra le tentazioni e il modo di resistervi. Tra le altre cose: il vostro petto sia fortificato con pensieri religiosi, poiché secondo i pensieri sono le parole che escono dalla bocca e dal cuore.

E’ necessario allontanare i cattivi pensieri e ritenere i buoni. Vi ho detto sempre che voglio vi abituiate a osservare il silenzio e a parlare poco, poiché dal molto parlare non vengono le sante meditazioni né i buoni pensieri.

Quando il cuore è ben regolato, lo sono anche le parole, specialmente in tempo di silenzio. Nelle parole vane si trova sempre il peccato. Vedete come i tempi sono pericolosi: la morte è dovunque. Dovete stare sempre in guardia. Bisogna studiarsi di vincere le cattive inclinazioni. Dove ci accorgiamo di mancare maggiormente, occorre ingaggiare la battaglia, correggerci ed emendarci”. (B. Francesca D’Amboise)

“Non sono un guerriero che ha combattuto con delle armi terrene, ma con “la spada dello spirito che è la Parola di Dio”. Anche la malattia non ha potuto abbattermi […]. (Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo)

“Sia il tuo amore forte e fedele: non si arrenda a minacce, non si lasci sedurre da lusinghe, scoraggiare da fatiche. Non lasciarsi sedurre da lusinghe significa amare con tutto il cuore; non essere tratto in inganno da insinuazioni è amare con tutta l’anima; non lasciarsi spezzare da offese è amare con tutte le energie. Perciò nella Regola è scritto: Amate il vostro prossimo come voi stessi. Chi ama Dio, ami anche il suo prossimo. Colui che non ama il fratello che vede, potrà amare Dio che non vede? (B. Giovanni Soreth)

[20] 

Dovete fare qualche lavoro, affinché il diavolo vi trovi sempre occupati e non abbia ad entrare nelle vostre anime attraverso il vostro ozio. Avete in questo l'insegnamento ed insieme l'esempio del beato Apostolo Paolo, per bocca del quale parlava Cristo, il quale fu costituito e dato da Dio, come predicatore e dottore delle genti nella fede e nella verità; seguendo lui non potrete sbagliare. Abbiamo vissuto tra voi - egli dice - impegnati notte e giorno nella fatica e nel lavoro per non essere di peso ad alcuno di voi; non che non ne avessimo la facoltà, ma per dare in noi stessi a voi un esempio da imitare. Infatti quando eravamo presso di voi, questo precetto vi davamo, che se uno non vuol lavorare non deve neppure mangiare. Ma sentiamo dire che alcuni tra voi si conducono disordinatamente, non facendo nulla. Ora a sì fatti noi prescriviamo ed esortiamo nel Signore Gesù Cristo che mangino il loro pane lavorando in silenzio: questa via è santa e buona; camminate in essa.

[21] 

L'Apostolo raccomanda poi il silenzio, nel prescrivere di lavorare silenziosamente, e come afferma il Profeta: il culto della giustizia è il silenzio e inoltre: nel silenzio e nella speranza sarà la vostra forza. 

Stabiliamo pertanto che, dopo la recita di Compieta, osserviate il silenzio fino alla recita di Prima del giorno seguente. 

Nell'altro tempo, quantunque non si abbia l'osservanza scrupolosa del silenzio, si eviti tuttavia di parlar troppo; poiché, come sta scritto e come non meno insegna l'esperienza, nel parlare troppo non potrà mancare la colpa, e chi parla sconsideratamente ne subirà le cattive conseguenze. Inoltre, chi fa uso di molte parole danneggia la propria anima. E il Signore nel Vangelo: di ogni parola inutile uscita dal labbro degli uomini, essi renderanno conto nel giorno del Giudizio. Ciascuno quindi pesi con la bilancia le sue parole e faccia uso di freni severi per la sua bocca, per evitare di sdrucciolare e di cadere in colpa mediante la lingua, e la sua caduta divenga incurabile e conduca alla morte. Custodisca col Profeta le sue vie, per non commettere colpe con la sua lingua e si sforzi di osservare con diligenza e con attenzione il silenzio, in cui è posto il culto della giustizia.

“Vi è un’altra parola del Cristo che vorrei ripetere incessantemente: “La vostra forza sarà nel silenzio”. Mi sembra perciò che conservare la propria forza al Signore, sia fare l’unità in tutto il proprio essere attraverso il silenzio interiore, riunire tutte le proprie potenze per occuparle nel solo esercizio dell’amore, avere quell’occhio semplice che permette alla luce di Dio di riflettersi sopra di noi. Un’anima che discute sul proprio io, che s’occupa delle sue sensibilità, che tien dietro ad un pensiero inutile, ad un qualunque desiderio, quell’anima disperde le sue forze, non è tutta ordinata a Dio…la sua lira non vibra all’unisono, e quando il maestro la tocca, non può cavarne armonie divine”. (B. Elisabetta della Trinità)

[22] 

Tu, poi, o fratello B., e chiunque dopo di te verrà istituito Priore, abbiate sempre nella mente ed osservate nelle opere quello che il Signore dice nel Vangelo: chi tra voi vuole essere più grande sarà vostro servo e chi vuole essere il primo sarà vostro schiavo.

[23] 

E voi tutti, o fratelli, onorate umilmente il vostro Priore, ravvisando in lui, più che lui stesso, Cristo il quale lo ha posto alla vostra guida, ed ai capi delle Chiese dice: chi ascolta voi ascolta me e chi disprezza voi disprezza me, affinché non abbiate a rendere conto di non averlo onorato, ma abbiate a meritarvi, con l'obbedienza, il premio della vita eterna.

“Quante poche persone si trovano oggi in questa perfetta forma di obbedienza. Persone che hanno abbandonato la propria volontà tanto da ricercare non ciò che essi vogliono, ma la volontà di Dio ogni momento senza interruzione, dicendo con l’Apostolo: “Signore che cosa vuoi ch’io faccia? Credo che la pusillanimità di molti esige che a loro stessi si chieda: “Cosa vuoi che faccia per te?” e non che essi chiedano: “Signore, cosa vuoi ch’io faccia?”. 

(B. Jean Soreth)

[24] 

Abbiamo scritto brevemente per voi queste cose, proponendovi il metodo di vita secondo il quale dovete regolare la vostra condotta. Se poi qualcuno avrà fatto di più, il Signore stesso lo rimunererà al suo ritorno; tuttavia si faccia uso della discrezione, la quale è la moderatrice delle virtù.


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